Il Tirreno

Grosseto

“ape” sotto processo

Querela rimessa per i danni dopo la bara davanti alla porta

GROSSETO. Era stato messo sotto processo perché sospettato di aver piazzato una cassa da morto sul pianerottolo dell'abitazione della nonna. Da questa accusa (minacce di danno ingiusto) era stato...

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GROSSETO. Era stato messo sotto processo perché sospettato di aver piazzato una cassa da morto sul pianerottolo dell'abitazione della nonna. Da questa accusa (minacce di danno ingiusto) era stato prosciolto dal giudice di pace, che l'aveva tuttavia condannato a 2.000 euro di multa per il danneggiamento dei mobili della nonna stessa. Adesso, dopo l'appello, nei suoi confronti è stato dichiarato il non doversi procedere per il danneggiamento: querela rimessa, reato estinto. Protagonista è un conosciutissimo grossetano, Michele Rossi, 44 anni, più conosciuto come "Ape". L'episodio è dell'aprile 2008. All'epoca Michele aveva una stanza dalla nonna. Che un giorno, che non era a casa, venne avvertita da vicini che stava succedendo il finimondo; una donna aveva visto Rossi uscire con un bastone. Le foto documentarono la devastazione. Ma Rossi era imputato anche di un altro episodio di quei giorni, quello del rinvenimento di una bara davanti alla porta di casa della nonna, scorta da una vicina che ne era rimasta impressionata. Ci fu chi chiamò le forze dell'ordine e chi chiese a Rossi di toglierla: «Ho una bambina che si è impaurita e non vuole uscire di casa». Ma Rossi, pur dichiarandosi dispiaciuto, disse che non avrebbe tolto la bara.

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