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l’omicidio di punta ciana

Il corpo di Irina vola a casa L’ultimo saluto in città

Il corpo di Irina vola a casa L’ultimo saluto in città

GROSSETO. Il nullaosta per la sepoltura di Irina Meyntser, la quarantasettenne di origini russe uccisa dal suo compagno, Sergio Bertini, è arrivato. E i familiari della donna aspettano ora il rientro...

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GROSSETO. Il nullaosta per la sepoltura di Irina Meyntser, la quarantasettenne di origini russe uccisa dal suo compagno, Sergio Bertini, è arrivato. E i familiari della donna aspettano ora il rientro della salma nel loro Paese di origine.

Passeranno ancora alcuni giorni prima che i familiari di Irina, arrivata in Italia per lavorare e strangolata dall’uomo che amava, possano abbracciarla di nuovo. Per far tornare la salma in Russia, infatti, servono documenti che devono essere depositati nelle sedi istituzionali. Del rientro di Irina in Russia se ne stanno occupando i titolari dell’impresa funebre AZ di Roma che si sta occupando di tutte le pratiche. Dalla Russia, i familiari di Irina hanno già fatto il bonifico per pagare l’ultimo viaggio alla donna. E da Grosseto è già tutto pronto per accompagnare la salma della colf uccisa dennl’appartamento di via Ansedonia e poi trovata, giorni dopo, in un dirupo a Punta Ciana da due cacciatori.

«Il nullaosta è arrivato la scorsa settimana - dice uno dei soci dell’Az di Roma - e ora stiamo aspettando che siano pronti tutti i documenti che vengono richiesti dall’ambasciata. Non è semplice riportare in Russia una salma, ma noi lo facciamo da tempo e collaboriamo direttamente con le istituzioni». Il corpo di Irina è ancora all’obitorio dell’ospedale Misericordia e la prossima settimana arriveranno a Grosseto anche i risultati dell’autopsia disposta dalla Procura.

Sergio Bertini è in carcere, a Grosseto, con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Più volte ha detto al cappellano, don Enzo Capitani, e al suo avvocato, Tommaso Galletti, che vorrebbe ripagare per il male fatto alla sua compagna. Uccisa al culmine di una lite scoppiata probabilmente per motivi di gelosia. E poi fatta sparire, gettata in quel dirupo dove il corpo della donna era già stato attaccato dai cinghiali prima di rivolgersi alla trasmissione “Chi l’ha visto?”.

Le amiche di Irina che vivono a Grosseto, le donne della comunità russa arrivate in Italia per lavorare, hanno deciso di organizzare una veglia di preghiera che si potrebbe svolgere nei prossimi giorni, prima che il corpo della donna lasci la città alla volta di Roma. Da Fiumicino, la cassa in legno massello scelta dai suoi familiari arriverà a Mosca, e dalla capitale sarà poi portata nel paese di origine della donna. Ad accoglierla, e salutarla, saranno i parenti, il figlio, la madre e la sorella e i suoi tanti amici. (f.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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