Il contrattacco di Santoro: querelato l’ex socio Pacenti
Mabro: attesa per la decisione del tribunale sulla Prodi bis L’ad: «Ci ha calunniati, lo denunceranno anche i consulenti»
GROSSETO. La lunga giornata della Mabro, ieri, si è chiusa con la querela presentata da Abbigliamento Grosseto nei confronti di Antongiulio Pacenti dopo le denunce depositate dall’ex socio dell’azienda che ha accusato il management della fabbrica di via Senese di aver prodotto documentazione falsa per la richiesta di concordato. Una querela che era stata annunciata e che è arrivata in serata, mentre il giudice Vincenzo Pedone, insieme a Paola Caporali e Paolo Cesare Ottati si sono riuniti in camera di consiglio per decidere se ammettere la società alla Prodi bis o dichiarare il fallimento.
Lavoratori, sindacati e management sono rimasti con il fiato sospeso per tutto il giorno. Ma la tanto sospirata decisione del tribunale non è arrivata nemmeno ieri, dopo che il collegio aveva ascoltato anche i maggiori creditori della società.
Maurizio Santoro, amministratore unico di Abbigliamento Grosseto, non ha aspettato però che il dispositivo con il verdetto sul futuro della società venisse depositato in cancelleria. «Intanto abbiamo presentato denuncia a nome della società - dice Santoro - poi contro Pacenti potrebbero muoversi anche i professionisti che hanno seguito tutto l’iter della presentazione del concordato».
Professionisti, importanti studi di avvocati che hanno aiutato il management di Abbigliamento Grosseto in questa richiesta. «Confermo e ribadisco la diffida contro Pacenti, presentata a settembre - dice ancora l’amministratore unico della società - È stato necessario allontanarlo dall’azienda non per nascondere quello che la banda di malaffare, come lui ci ha definiti, stava facendo, ma per mettere la società al riparo dalle sue azioni. Queste sì dannose per i dipendenti». In quattro mesi, stando alle stime dell’amministratore unico, la Mabro è passata da zero a un milione e trecentomila euro di fatturato. «Avevo un mandato e l’ho portato fino in fondo - aggiunge - i documenti che abbiamo presentato poi, sono stati tutti certificati da studi professionali stimati. Il fatto che si dica che sono falsi è una calunnia non soltanto per la società, ma anche per chi ci ha sostenuti fino ad adesso». Le parole di Santoro sono rivolte ai lavoratori, a chi è rimasto in azienda. «Di fronte a un eventuale procedimento nei confronti di Pacenti - dice ancora - chi era al lavoro ha manifestato l’intenzione di costituirsi parte civile».
Azioni legali che si intersecano con quello che sta decidendo il tribunale, che potrebbe cambiare il destino della fabbrica delle vestaglie azzurre.
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