De Falco e Schettino faccia a faccia al Moderno
Processo Concordia: l’ufficiale e il comandante si vedranno per la prima volta Entrambi di origini napoletane, sono diventati i protagonisti di quella notte
GROSSETO. Napoli ha dato a entrambi i natali, a quattro anni di distanza l'uno dall'altro. Uno, il più anziano, è diventato poi capitano di lungo corso, iscritto al n. 11191 delle matricole della Gente di mare di Castellammare di Stabia, anche se aveva preso la residenza a Meta di Sorrento; dal 5 settembre 2011 era al comando della Costa Concordia. L'altro, classe 1964, cresciuto a Sant'Angelo di Ischia, si era trasferito al Vomero (vi abita ancora la madre), aveva studiato a Milano, si era laureato in giurisprudenza, era entrato nel Corpo delle capitanerie nel 1994; la sera del 13 gennaio 2012 era al comando della sala operativa e soccorso della capitaneria di Livorno, con i galloni di capitano di fregata.
Francesco Schettino sa benissimo chi è Gregorio De Falco; e viceversa. I due si erano anche parlati al telefono quella notte; e non fu una conversazione amena. Ma non si sono mai guardati in faccia, anche se l'ufficiale era fisicamente all'interno del palazzo di giustizia il 17 gennaio, il giorno dell'interrogatorio di convalida del fermo del comandante, cui però non presenziò. Domani, al teatro Moderno dove è chiamato a testimoniare, De Falco vedrà da vicino il viso di Schettino. E il comandante farà altrettanto.
Anche il mondo sa perfettamente chi sono due dei protagonisti di quella notte tragica. Le loro voci sono uscite dagli altoparlanti di milioni di computer e televisori. «Vada a bordo, c… è un ordine». E quelle parole, diffuse proprio alla vigilia dell'interrogatorio, avevano disegnato sul capo dell'ufficiale un'aureola di eroismo che lo stesso De Falco ha sempre rifiutato: «Abbiamo solo fatto il nostro dovere». E il merito di quanto fatto quella notte De Falco lo ha sempre diviso con i suoi cinque collaboratori di quella notte frenetica. Secondo la Procura, se dalla Concordia alle 22.38 venne finalmente lanciato il segnale di distress (cinque minuti dopo che fu data l’emergenza generale), ciò fu dovuto «solo grazie alle insistenze» di De Falco, in contatto radio da Livorno. E subito dopo, parlando con Canessa e non con Schettino, l’ufficiale aveva dato notizia di aver allertato i rimorchiatori e che sotto la nave c’erano i mezzi della guardia costiera. E aveva chiesto se era in corso la valutazione dell’eventuale abbandono nave.
Il suo compito, del resto, non si esaurì con la telefonata a Schettino fermo sullo scoglio. Una telefonata, nota la Procura, i cui toni «derivano anche e soprattutto dalla lunga serie di informazioni manifestamente false, illogiche, incongruenti fornite da Schettino all’autorità marittima». Né terminarono all’alba del 14 gennaio. L’ufficiale ha infatti seguito da vicino le indagini: è stato una presenza costante, purtroppo per lui, negli uffici della Procura, in quelli del comando carabinieri, in Tribunale talvolta. Giorni - e anche notti - a mettere nero su bianco e a dare consulenze ai pm. Nei mesi successivi, ha firmato una relazione sull’utilizzo delle porte stagne durante la navigazione. Domani parlerà. E per la prima volta vedrà dal vivo Schettino.
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