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Università, la teledidattica è la sfida per il futuro
Il Polo grossetano cambia pelle per restare sul mercato senza i soldi della Fondazione Mps. Capone: «Qui ci saranno anche master di spessore»
GROSSETO. È la teledidattica la sfida per il rilancio del Polo universitario grossetano nei prossimi tre anni: è l'occasione per aprire a un numero sempre maggiore di giovani grossetani, che oggi, ancora in troppo pochi, scelgono l'università dopo il diploma, la porta per l'alta formazione approfittando dell'offerta didattica di numerose università e non pià soltanto di quella dell'università di Siena.
Il Polo universitario grossetano si avvia, dunque, a cambiare pelle nei prossimi tre anni, con un progetto che dovrebbe portare, a regime, a rilanciare il ruolo del consorzio proprio attraverso lo sviluppo delle attività di teledidattica. Slide alla mano, il presidente del comitato tecnico scientifico Antonio Capone illustra le ragioni della scelta che risiedono, innanzitutto, nel fatto che da una parte il Polo universitario, ma non solo, anche molte delle università più piccole, non possono più andare avanti così come è stato fino ad oggi, visti nuovi requisiti minimi per l'attivazione dei corsi di laurea e vita la riduzione sia delle disponibilità finanziarie per le università che delle risorse a disposizione del Polo universitario grossetano, con il venir meno dei finanziamenti della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena.
E oggi sono solo gli enti pubblici – Camera di commercio, Comune di Grosseto e Provincia – a garantire i circa 600mila euro annui necessari a tenere in piedi la struttura. Ma c'è un'altra ragione di fondo per cui il polo universitario grossetano deve interrogarsi sul proprio futuro e ritagliarsi un nuovo ruolo.
È la necessità di favorire, per i giovani grossetani, il passaggio dal diploma all'università e di accedere all'alta formazione.
La domanda, in qualche maniera, va ancora creata, dal momento che sono ancora troppo pochi, in Maremma, i ragazzi che, dopo il diploma, scelgono di proseguire gli studi.
In una provincia di 228mila abitanti, sono 30mila quelli che hanno tra i 15 e i 19 anni e ogni anno sono circa 1.500 quelli che si diplomano, ma se in Italia il 30% di diplomati – ed è una percentuale bassa se confrontata con quella di altri Paesi europei - sceglie di proseguire con l'università, in provincia di Grosseto la percentuale scende tra il 15 e il 18%, con un altissimo numero di giovani che non studiano, non lavorano e non cercano lavoro: nel 2010 erano 3.800.
Capitale umano su cui occorre investire proponendo delle prospettive: il Polo universitario si propone, dunque – tra le altre cose – come luogo di orientamento universitario, ma anche come centro servizi per la teledidattica.
«Una porta – spiega Capone – per portare verso Grosseto master, corsi di perfezionamento,corsi d laurea, competenze, ma anche per portare fuori da Grosseto, realizzando servizi per la didattica rivolti a giovani, cittadini e imprese, da realizzare in un contesto globale».
L'obiettivo, dunque, è potersi iscrivere, da Grosseto, a qualsiasi università, avendo a Grosseto tutte le informazioni necessarie e potendo seguire, affiancati da un tutor locale, anche le lezioni attraverso la teledidattica, che sta diventando la nuova frontiera dell'insegnamento universitario.
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