Il Tirreno

Grosseto

Sos da Spaccalunotti «Aiutatemi a entrare nella comunità»

di Pierluigi Sposato
Sos da Spaccalunotti «Aiutatemi a entrare nella comunità»

Gino Fatarelli attende l’ok dalla Asl di Grosseto «Il colloquio a Pistoia è andato bene ma non so più nulla»

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GROSSETO. La domanda è inevitabile: niente a che fare con i vetri rotti di questi giorni? «Per carità - risponde Gino quasi scandalizzato - Io non c’entro. Ho smesso». Beh, ci sono stati una ventina di casi... «Macché! Sono di più!». Ma che ne sa? Se non è stato lei... «Fidatevi...», osserva sornione, come a dire che quello dei vetri rotti è un mondo che conosce come le sue tasche. Ed elenca le strade dei colpi più recenti: via Canova, via Guerrazzi, via Sonnino...

Gino Fatarelli, più conosciuto come Spaccalunotti, per la verità non è venuto in redazione per parlare degli ultimi casi di vandalismo in città. E’ venuto per tornare a chiedere aiuto. «Mi avevano promesso di farmi entrare in comunità e ancora non è accaduto niente». Gino si riferisce al discorso aperto con la coop sociale “Gruppo Incontro” di Pistoia. Una struttura che aveva accettato di occuparsi dei suoi problemi psichiatrici, anche se il campo di azione è leggermente diverso. Gino ha anche messo nero su bianco ciò che vuole dire, per evitare equivoci. «Il 26 settembre c’è stato il colloquio con il dottor Iraci, presidente della comunità. Ha detto che sarebbe disponibile ad accogliermi, subito dopo aver fatto le dovute analisi di routine e gli accertamenti medici. So che ha mandato una e-mail al dipartimento sanità mentale di Grosseto proprio per segnalare la disponibilità ma da questo punto in poi non ho saputo più nulla».

La catena si sarebbe interrotta a Grosseto, secondo quanto riferisce Fatarelli, che aggiunge di essere in attesa da tante settimane di un qualsiasi tipo di comunicazione. «Io ho bisogno di essere curato. Non ho un lavoro e faccio diversi sacrifici per andare avanti. Ho provato a chiedere aiuto ai servizi sociali ma non ho avuto risposte».

Spaccalunotti era uscito dal carcere ai primi di giugno, dopo aver scontato l’ennesima condanna, sempre per i soliti fatti. Sempre a causa di quell’impulso irrefrenabile che lo trascina verso i lunotti e lo spinge a romperli per ristabilire un equilibrio interno alterato tempo fa, individuato, certificato. Già nel giugno Gino aveva lanciato un appello, per sollecitare le istituzioni a farsi carico del suo problema, che poi è un problema di tutta la città. Secondo Fatarelli è un problema di soldi. «Fino a che la Asl non trova il denaro per la retta, non posso entrare in comunità», argomenta Gino.

«Ma anche se io sto fuori sono un problema per la città, perché io non so fino a quando potrò resistere. In questi giorni la gente mi ferma e mi dice: “Allora Gino, quanti lunotti hai fatto oggi?”. Io non c’entro niente. L’ho detto anche alla polizia: l’altra sera sono venute quattro auto sotto casa mia, chiedendomi se ero stato io. Ma io non sono stato. Ripeto: ho smesso. Ho anche dei problemi a camminare. Ecco il certificato medico - aggiunge mostrandolo - Con questo sono esentato dall’obbligo di firma giornaliero. Se non riesco a camminare, come posso muovermi per la città?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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