Italia
Ordine dei medici il presidente protesta per gli ispettori
ORBETELLO. La relazione degli ispettori ministeriali sulla morte, a 17 anni, di Valentina Coli all’ospedale di Orbetello, rischia di far scoppiare un caso nazionale. Perché questa, realizzata senza...
ORBETELLO. La relazione degli ispettori ministeriali sulla morte, a 17 anni, di Valentina Coli all’ospedale di Orbetello, rischia di far scoppiare un caso nazionale. Perché questa, realizzata senza contradditorio e acquisita dalla procura (e da un quotidiano...) senza che l’Asl9, sotto inchiesta, ne abbia avuto una copia, getta la scure addosso a una struttura che è all’avanguardia nella gestione del rischio clinico. Così ieri ha preso posizione l’assessore regionale Marroni. E il presidente dell’ordine dei medici di Grosseto, Sergio Bovenga, ha scritto al presidente nazionale dell’ordine, senatore Amedeo Bianco, e a quello degli infermieri, senatrice Annalisa Silvestro.
«Pieno sostegno alla posizione dell'Asl9 – dice Marroni – . Sto intervenendo presso il ministro Lorenzin, per puntualizzare il rispetto, da parte degli ispettori ministeriali, delle modalità, che invece non sono state rispettate. A oggi, né noi della Regione, né l'azienda sanitaria abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale. Vorremmo conoscere tutte le motivazioni riportate nella relazione ministeriale, per poter fare le nostre controdeduzioni. Occorre evitare allarmi non motiivati e conclusioni premature. Per questo riteniamo importante che le conclusioni dell'inchiesta, cui la Regione, l'azienda sanitaria e i professionisti hanno collaborato lealmente, siano oggetto di conoscenza da parte nostra, e ci sia per noi la possibilità di fare deduzioni. Altra cosa è l'indagine della magistratura, ancora in corso, e della quale aspettiamo la conclusione, nel pieno rispetto e fiducia nel lavoro dei magistrati».
Stessi toni usa Sergio Bovenga scrivendo ai presidenti nazionali degli ordini: «Mi interrogo sul reale mandato degli ispettori ministeriali che operano in assenza di contraddittorio, non discutono le conclusioni con nessuno e non forniscono le proprie considerazioni neppure a chi è stato oggetto di verifica. Questo è un comportamento tipicamente inquirente, il contrario di ogni dettato sulla gestione del rischio clinico. Mi chiedo come tutto ciò sia conciliabilie con la cultura della sicurezza e della trasparenza che da anni stiamo perseguendo con tutte le nostre forze. Come potremo continuare a chiedere ai colleghi di fidarsi di noi, privilegiando il rapporto confidenziale, unico in grado di far emergere quanto altrimenti resterebbe occulto e “rischioso” per sempre? Mi chiedo infine se non siamo ne l giusto le tante Regioni che si limitano a trasmettere al ministero quanto è sotto agli occhi di tutti, riducendo al minimo le segnalazioni spontanee».
«Il mio desiderio – scrive ancora Bovenga – è di invitarvi a discutere nelle sedi che riterrete più opportune (commissione sanità del Senato, o con una interrogazione parlamentare) il ruolo, le finalità, i limiti di “indagini” del settore del ministero della Salute e, dopo che ciò sia stato chiarito, di darne informazione a medici e infermieri, cosicché ciascuno sia consapevole del contesto e sia posto nelle condizioni di esercitare il diritto alla difesa». (g.f.)
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