Il Tirreno

Grosseto

Bilella chiede le analisi delle impronte

di Francesca Gori
Bilella chiede le analisi delle impronte

Dopo la scoperta del chilo di hashish nel fienile, la Procura ha aperto un fascicolo a suo carico. Ieri ricerche senza esito

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GAVORRANO. «La droga trovata nel fienile della villa di Potassa non è mia». Lo ha detto e ridetto Antonino Bilella, il custode accusato di aver ucciso e fatto sparire il corpo di Francesca Benetti. Lo ha ripetuto più volte, tanto da convincere i suoi avvocati a depositare in Procura la richiesta delle analisi delle impronte digitali sugli involucri di hashish trovati nel fienile. Un esame che, secondo Francesca Carnicelli e Alessandro Bartolozzi, i due legali che difendono il sessantanovenne rinchiuso nel carcere di via Saffi, dimostrerebbe che quella droga, nella villa di Potassa, non c’è finita per mano del loro cliente.

Carnicelli e Bartolozzi hanno anche chiesto copia dei documenti che erano stati sequestrati alla villa durante la perquisizione dei carabinieri: il contratto d’affitto intestato a Bilella, le immagini della villa prima e dopo che l’uomo aveva cominciato a lavorare lì come custode. Documenti che verranno ora analizzate ma che, secondo gli investigatori, non avrebbero fornito elementi utili all’indagine.

Ieri, intanto, sono riprese le ricerche del corpo di Francesca Benetti, la cinquantacinquenne di Valdagno che aveva scelto, dopo la morte del marito, di rifarsi una vita a Follonica. Una ventina di carabinieri hanno continuato a battere la zona intorno alla villa che è stata suddivisa in cerchi concentrici. Ma anche ieri, di Francesca non è stata trovata alcuna traccia.

Bilella, tutt’ora in cella d’isolamento al carcere di via Saffi, ha sempre sostenuto di non entrarci nulla con questa vicenda e ha deciso, nei due interrogatori ai quali è stato sottoposto, di non rispondere ai magistrati. A lui, ma anche a chi potrebbe sapere dove è finito il corpo della donna, si è rivolto don Enzo Capitani, il cappellano del carecre che ogni giorno incontra il custode. «Vorrei fare un appello alla coscienza di Antonino Bilella ma anche a tutte le persone che in qualche maniera possono essere state coinvolte: se sanno qualcosa, parlino».

Ogni giorno Bilella prega con don Enzo. «Ogni persona morta ha diritto ad essere sepolta - dice ancora il cappellano del carcere - mi auguro che se qualcuno sa dove sia stato nascosto quel corpo, lo dica».

Nella casa e nel pianale dell'auto del custode, il Ris dei carabinieri ha individuato tracce di sangue che le analisi hanno confermato essere riconducibili al dna della donna. Poi, durante le ricerche, è saltato fuori quel chilo (quasi) di hashish che ora sarà analizzato. La Procura ha aperto un fascicolo per detenzione ai fini di spaccio proprio a nome del custode. E lui, che ha sempre negato, ha deciso di dimostrare grazie alle analisi delle impronte digitali sugli involucri, che quei sette panetti e quei 24 ovuli trovati dal cane poliziotto Orso non erano suoi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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