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Ingresso della profumeria Comune contro Oviesse
GROSSETO. Finisce al Consiglio di Stato la querelle scoppiata due anni fa tra il Comune di Grosseto e l’Oviesse a causa dell’ingresso su via Bonghi della profumeria Limoni. Tutto inizia con una multa...
GROSSETO. Finisce al Consiglio di Stato la querelle scoppiata due anni fa tra il Comune di Grosseto e l’Oviesse a causa dell’ingresso su via Bonghi della profumeria Limoni.
Tutto inizia con una multa che i vigili urbani fanno all’Oviesse il 10 febbraio 2011: il rilievo mosso dalla Municipale è che la profumeria I Limoni, aperta dieci anni prima dentro l’Oviesse, avrebbe un ingresso autonomo in via Bonghi, cosa che la legge regionale 28 del 2005 non consente.
I reparti inseriti nei grandi magazzini, dice infatti la legge, possono anche essere gestiti da società terze ma non possono avere ingressi autonomi e devono avere un collegamento strutturale con il resto del negozio. La norma è stata così concepita per evitare il duplicarsi di negozi.
I vigili mettono anche a verbale che tra la profumeria e il resto dell’Oviesse c’è un’apertura «che è possibile chiudere con una saracinesca» e che la profumeria è munita di una «porta vetri che consente l’ingresso e l’uscita da via Bonghi». Insomma: parrebbe un vero negozio autonomo.
L’Oviesse, però, la pensa diversamente e invia al sindaco una lettera in cui spiega che l’accesso di via Bonghi non è autonomo ma è solo un ulteriore accesso al grande magazzino. Il Comune, dal canto suo, non molla, contesta di nuovo all’Oviesse di aver violato la norma regionale e la obbliga a chiudere subito l’accesso di via Bonghi e poi a eliminarlo.
La società, a quel punto, fa ricorso al Tar perché sospenda almeno l’ordine di chiudere l’accesso. Il 15 aprile il Tar respinge la richiesta di sospendere l’ordine di chiusura immediata, accogliendo la linea del Comune. L’Oviesse fa dunque ricorso al Consiglio di Stato che, al contrario dei giudici fiorentini, le dà ragione e, il 6 marzo 2012, sospende l’ordine del Comune di chiudere l’accesso in via Bonghi, riservandosi di decidere se, sulla faccenda in generale, abbia ragione l’ente o il grande magazzino.
Il Tar dà ragione al Comune nel ritenere che quello di via Bonghi è un accesso autonomo della profumeria. La prova – dicono i giudici – è un cartello apposto fuori dalla profumeria che, nei primi mesi del 2011, avvertiva i clienti che la profumeria restava aperta durante la chiusura per lavori del resto dell’Oviesse. Dà però ragione all’Oviesse nella parte in cui la società lamenta il modo in cui il Comune ha comunicato l’avvio del procedimento, senza cioè dimostrare che non poteva adottare provvedimenti diversi da quello preso.
Per questo motivo il Tar, il 2 agosto del 2012, ha accolto il ricorso dell’Oviesse e annullato l’atto del Comune. Quest’ultimo, però, non intende darla vinta e lo scorso 15 novembre ha deciso che farà ricorso al Consiglio di Stato. (f.f.)
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