Il Tirreno

Grosseto

Attacchi alle greggi Manini: «Chiediamo i danni allo Stato»

di Fiora Bonelli
Attacchi alle greggi Manini: «Chiediamo i danni allo Stato»

Decine di allevatori da tutta la provincia ieri a Manciano Chiedono risarcimenti e nuove leggi per abbattere gli ibridi

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MANCIANO. «Costituiamoci parte civile come allevatori colpiti dai predatori e chiediamo il risarcimento danni allo Stato». La provocazione è arrivata ieri mattina da Virgilio Manini, presidente del comitato promotore agnello Igp, uno degli organizzatori del convegno che ha riempito di decine e decine di allevatori, politici, imprese casearie, esponenti delle associazioni di categoria, il cinema di Manciano dove l’Udc aveva organizzato un incontro sull’emergenza lupi in provincia presieduto da Giuseppe Del Carlo, consigliere regionale Udc.

Accanto a lui, sedevano i parlamentari Luca Sani (Pd) e Monica Faenzi (Pdl), presidente e membro della commissione agricoltura della Camera, con Giovanni Lamioni, presidente Ccia di Grosseto, Enzo Rossi, assessore provinciale all’agricoltura, e i sindaci di Manciano, Marco Galli, e Scansano, Sabrina Cavezzini. Ma soprattutto un esercito di allevatori scalpitanti che chiedono solo di poter lavorare nelle proprie aziende. «Adesso anche l’Udc faccia la sua parte in Regione – è stato l’appello di Manini – in modo che si riattivi la legge regionale che garantisca giusti indennizzi anche ai danni indotti», appello raccolto dal consigliere Del Carlo.

«La legge, del 1994 – ha ironizzato il presidente del caseificio di Manciano – fece appena in tempo a entrare in vigore che sparì d’improvviso. In Toscana si chiudono le pecore nei recinti vietando i pascoli, mentre altre regioni comprano pecore e le sistemano nei loro territori per favorire la salvaguardia dei terreni. Oggi a Manciano manca il latte per fare il pecorino dop».

Sani e Faenzi stanno portando avanti la loro proposta, in piena sintonia con gli allevatori e chi vuole un contenimento reale. Tanto più che, ormai, i predatori che circolano non sono lupi in purezza, ma per lo più ibridi. Lo stesso assessore provinciale Rossi lo ha dichiarato: «C’è una massiccia presenza conclamata di ibridi. Purtroppo questa tipologia di animali non sono inseriti in un quadro normativo certo, per cui è la politica che deve risolvere la situazione. Noi, ha aggiunto, con i progetti Ibriwolf e Medwolf, con le gabbie, i cani, i recinti, abbiamo solo tamponato una situazione che va comunque risolta alla radice. In una provincia che ha il 50% di ovini di tutta la Toscana e che ne ha persi il 30% in 10 anni, c’è una sola azione da praticare: ridurre i predatori che invece si stanno moltiplicando in modo esponenziale».

Cosa fare, dunque? Occorre una norma di livello comunitario che permetta di togliere gli ibridi dal territorio. Si deve muovere il ministero dell’ambiente e prendere l’iniziativa per una legge. Ma nel frattempo gli allevatori vogliono pure indennizzi diretti. Il sistema delle assicurazioni non funziona. «La usa solo il 4% degli allevatori – ha detto Rossi – e urge una nuova formula che risarcisca anche il danno indotto».

Ma è chiaro che c’è bisogno, per la soluzione definitiva, di un’inversione di rotta culturale: «È impensabile che l’uomo e il suo lavoro contino meno di un predatore. Mi sembra un mondo di matti», ha sintetizzato Lamioni mentre Galli, sindaco del paese con più alta densità ovina in Toscana, ha detto: «Le leggi si possono cambiare. Ben venga un giusto indennizzo, ma non basta: si deve andare alla radice del problema. È impensabile che per mantenere i randagi nei canili comunali si spenda 1 milione di euro solo in provincia e 80mila a Manciano. Soldi che sarebbe meglio impiegare per gli uomini». «E 30mila in quello di Scansano», gli ha fatto eco la Cavezzini che ha bollato come «paradossale» il fatto che la Toscana non indennizzi, come fanno altre regioni, esempio l’Emilia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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