Il presidio
Non versa i 200 euro alla moglie separata Artigiano nei guai
GROSSETO. Aveva versato i 200 euro mensili pattuiti alla moglie da cui si era separato soltanto per due mesi. Poi aveva interrotto ogni tipo di pagamento e si era del tutto disinteressato della donna,...
GROSSETO. Aveva versato i 200 euro mensili pattuiti alla moglie da cui si era separato soltanto per due mesi. Poi aveva interrotto ogni tipo di pagamento e si era del tutto disinteressato della donna, che pure gli aveva dato una figlia e che da un certo periodo aveva avuto gravissimi problemi di salute. Aveva spiegato che non guadagnava abbastanza e aveva fornito le dichiarazioni dei redditi da artigiano: ma non è stato creduto anche dopo aver portato a testimoniare parenti, amici e la nuova compagna, ed è stato condannato. «Anche quando l'imputato si dichiarava in grado di corrispondere la somma mensile di euro 200 i redditi dichiarati erano al di sotto del livello di sussistenza di vita», scrive il giudice Bilisari.
Un quarantacinquenne abitante nella zona nord della provincia non solo è stato punito con 1 mese e 10 giorni di reclusione più 330 euro di multa ma dovrà anche risarcire la donna, costituitasi parte civile (avvocato Tinacci), con 5.000 euro di danno morale. Contro la sentenza la difesa (avvocato Nunzi) ha proposto ricorso e adesso saranno i giudici di appello a stabilire il destino della coppia. Che si era separata dopo una relazione extraconiugale di lui, che aveva lasciato il lavoro in un ente pubblico e si era messo a fare l'artigiano. Era il 2007: solo per due mesi l'uomo aveva versato i 200 euro stabiliti dal giudice alla donna, oggi 48enne e con una figlia di dieci anni, costretta a far fronte anche alle emergenze della malattia con una pensione sociale da appena 257 euro.
L'imputato aveva dichiarato che «per una questione di principio» non avrebbe più versato il denaro, sostenendo che aveva anche dovuto farsi carico della crescita della figlia. Ma questo è un aspetto irrilevante, secondo il giudice, il quale considera anche non probanti le dichiarazioni dei redditi «stante la diffusa tendenza all'occultamento (quantomeno) parziale dei redditi da parte di quelle categorie professionali non soggette alla ritenuta alla fonte» e non rileva elementi a favore dell'imputato scorrendo l'iter della separazione a proposito del dichiarato mutamento delle condizioni economiche. Anzi, la moglie aveva dichiarato che l'imputato «guadagnava abbastanza» e se aveva lasciato il posto fisso, nota il giudice, era perché l'attività autonoma era «probabilmente più gratificante ma anche maggiormente redditizia». Se l'imputato non avrà navigato nell'oro, è però vero che l'uomo considerava la moglie «un capitolo chiuso della sua vita, disinteressandosi completamente anche delle sue condizioni di salute» e non voleva «essere più disturbato». Il pm onorario Di Guglielmo aveva sollecitato 6 mesi.(p.s.)
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