Il Tirreno

Grosseto

Capitale della cultura, senza le istituzioni Grosseto non ce la fa

di Francesca Ferri
Capitale della cultura, senza le istituzioni Grosseto non ce la fa

La candidatura per il 2019 si ferma alle preselezioni. Il progetto piace ma pesa l’assenza di Comune e Provincia

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Grosseto e la Maremma non ce l’hanno fatta. Non hanno passato la preselezione per diventare capitale europea della cultura 2019. E se il risultato era forse scontato, la bocciatura fa due volte male. Perché non è sul progetto che la commissione ha tracciato una croce rossa, anzi.

Lo stop è stato imposto perché la candidatura non aveva il supporto delle istituzioni pubbliche locali. Da soli, senza avere le spalle coperte da Comune, Provincia, magari Regione, non si va. E a niente è valso il sostegno di 400 imprenditori maremmani che hanno sostenuto il progetto. Quel «no» pronunciato dai politici locali quando il progetto è stato ammesso alla preselezione è stato fatale.

Davide contro Golia. Due artisti, Maurizio Cont e Gianmarco Serra, due anni fa hanno la “sfrontatezza” di provare a far competere Grosseto e la Maremma con città-superstar nella corsa a diventare capitale europea della cultura. Vogliono dimostrare che la cultura si fa anche qua, che si può fare tutti insieme e che la capitale europea è un’occasione irripetibile per farla e per rilanciare (o anche solo lanciare) il territorio.

Il progetto “Maremma capitale fluttuante della cultura, della natura e dell’amore” è frutto di due anni di lavoro e di mille euro, tirati fuori da Cont di tasca propria (quello di Siena è costato 400mila euro pubblici). I proponenti non vi risparmiano aspre critiche a quanto fatto fino a quel momento dalle istituzioni in campo culturale, e le ammettono a partecipare «solo clandestinamente», puntando tutto sull’adesione dal basso e, di fatto, escludendo i soggetti pubblici, perlomeno nella loro veste canonica. Nessuna istituzione risponderà all’invito a entrare nella squadra, come invece fanno circa 300 imprenditori.

Quando a fine settembre il ministero dei Beni e delle attività culturali ammette la candidatura alla primissima selezione (la long list di 21 candidate) la notizia crea scompiglio e raccoglie l’entusiasmo dei rappresentanti del mondo culturale.

Non però del sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, dell’assessore comunale alla cultura, Giovanna Stellini, e del presidente della Provincia, Leonardo Marras. Che, a sorpresa, prima dicono di non saperne niente del progetto e poi dichiarano di voler comunque sostenere la candidatura della vicina Siena.

E così martedì scorso, quando Cont e la sua delegazione (composta da Giovanni Alessandri, ex presidente Far Maremma, Sergio Vasarri, presidente del Club Unesco Grosseto-Maremma, Gloria Francorsi, presidente del consorzio Maremmare, con Andrea Benetti, l’imprenditore Luca Agostini, Carla Benini, Giuseppe Bruno) si presentano al Mibac per l’audizione davanti alla giuria presieduta da Steve Green e composta da membri italiani e stranieri (scelti e concordati con la Commissione Europea), sono gli unici, su ventuno città candidate, a non essere accompagnati da amministratori pubblici locali.

«Non ci siamo (nella short list, ndr) come previsto, ma lo sapevamo», spiega Cont subito dopo aver appreso la notizia della bocciatura. «L’accenno che sarebbe andata così lo abbiamo avuto quando, chiaramente, ci hanno massacrati sul fatto che mancavano le istituzioni».

Ma quello che consola, prosegue, «è che i membri della commissione si sono dimostrati interessati e curiosi del nostro progetto, ci hanno messi a nostro agio e ci hanno ascoltati. Ecco, ci hanno ascoltati. E per questo li voglio ringraziare; altrettanto non è successo con le istituzioni maremmane, che di questo progetto non hanno nemmeno voluto saperne».

La commissione, invece, ha apprezzato il lavoro. «Tutti – prosegue Cont – ci hanno fatto i complimenti. Il commissario inglese ci ha rincorsi nel corridoio. Temevo che ci volesse rimproverare perché avevamo fatto tardi e invece voleva stringerci la mano e ringraziarci. L’Europa, insomma, ha ancora un senso. E una cosa è certa: se qui in Italia non si riesce ad andare avanti, d’ora in poi farò riferimento all’Europa».

La consolazione non riesce, però, a curare l’amarezza. Anche – e soprattutto – perché nel merito il progetto è piaciuto. «Alla fine, di chiarimenti sul progetto ce ne hanno chiesto solo uno – spiega Cont – cioè specificare cosa intendevamo per “territorio anticipato”. La domanda ce l’ha fatta un commissario italiano. Il 90 per cento delle domande ha riguardato la sostenibilità del progetto, la mancanza delle istituzioni e via dicendo. Noi abbiamo tirato fuori gli articoli di giornale con le dichiarazioni di sostegno a Siena per far vedere quale era la posizione degli amministratori». Che il mancato appoggio istituzionale sarebbe stato fatale «era implicito – dice Cont – ma per noi è stato importante anche solo passare il primo turno».

E adesso? Il progetto prosegue. «Nell’ultimo mese altri cento imprenditori si sono aggiunti alle file dei sostenitori – spiega Cont – e, anche se non saremo capitale della cultura, andremo avanti. Abbiamo una grossa responsabilità. La prossima settimana passeremo a una fase operativa, con la costituzione, penso, di un’associazione. Non possiamo buttare via due anni di lavoro, per di più volontario».

Eppure qualcuno, nei Palazzi grossetani, al lavoro di quei due anni ha detto «no» senza neanche cercare di conoscerlo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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