«Errore dire no a Biliotti e colpire il governo locale»
Congresso Pd, Paolo Borghi parla a cuore aperto: «Ho votato Barbara Pinzuti, ma non mi sono opposto a chi voleva Simiani. E noi renziani siamo maggioranza»
GROSSETO. Se il risultato dei congressi a livello provinciale può essere letto in più modi, l'esito del Comunale è fin troppo chiaro: Saimo Biliotti ottiene il 64% dei consensi e la sua vittoria rende adesso più forte l'amministrazione del capoluogo.
E in particolare il vicesindaco Paolo Borghi, firmatario delle mozioni Renzi e Parrini, che un mese fa aveva proposto il consigliere comunale renziano come candidato unitario, non ricevendo risposta da Simiani, e un “no, grazie!” dal fronte grossetano dei giaguari.
Borghi ieri si tolto qualche sassolino dalle scarpe.
«Sì, sono molto soddisfatto per il risultato ottenuto al Comunale – ci dice –. Nella nuova assemblea Renzi (tra “osservanti” e “non praticanti”) avrà una netta maggioranza e questo è ciò che conta. Spero quindi possa esserci, fin dai prossimi appuntamenti, un confronto sereno, propedeutico a una ricucitura. Perché questo è ciò che ci viene chiesto, al di là delle beghe e dei personalismi».
Lei ha votato per la Pinzuti?
«Sì, l'ho votata perché ritengo che il suo primo mandato non sia stato così negativo come lo si vuole vendere. Tuttavia nella mia famiglia - tanto per chiarire - si è votato anche Simiani e non mi sono sognato di fare il “ripasso” sugli iscritti vicini a Marco, lasciando libera scelta, anche tra gli amici, a chi intendeva sostenerlo e votarlo. Penso a Sammuri, ad Andrea Bartalucci, per fare dei nomi. Il mio impegno, insomma, è stato prevalentemente incentrato sul comunale. Da amministratore, però, mi sono sentito tutelato da Barbara nel momento in cui ho capito che il congresso serviva a qualcuno per dare una spallata a sindaci e giunte sgradite, per scardinare equilibri già delicati. La lezione spero sia servita...».
Perché, secondo lei, è stata rifiutata la proposta Biliotti?
«Questo andrebbe chiesto a Simiani, a Marras, alla Bramerini, al segretario uscente del Pd grossetano. Ritengo per una questione di primogenitura. L'avevamo proposto io e Bonifazi, quindi puzzava. Si ragiona così purtroppo. Biliotti è renziano della prima ora, non è un talebano e mi pareva che potesse rappresentare un po' tutte le anime del Pd locale. Invece nulla. Si è scelto la contrapposizione mettendo in pista l'esponente più radicale del partito, il picconatore numero uno dell'amministrazione. Errore marchiano, che ha provocato una mobilitazione oltre le nostre aspettative. Poi c'è stata quella conferenza stampa…».
Si riferisce alla presentazione di Sensi e Migliaccio, con Simiani presente?
«Esatto. Lì, abbiamo avuto tutti la conferma del disegno che avevano in testa: colpire il governo del Comune. Senza rendersi conto che c'è una fetta significativa della città che comprende i nostri sforzi. Non solo. In una platea tutto sommato ristretta come gli iscritti Pd, è più facile trovare sostenitori che denigratori del Comune. E poi Simiani dimenticava, in quel momento, di rappresentarlo il Comune di Grosseto, in Rama ed E-Life…».
Adesso lei con buona parte di questi compagni-avversari dovrà condividere la mozione Renzi.
«Spero che ci siano le condizioni per superare il clima di scontro e ritrovare coesione. Renzi ha un'idea di partito su cui possiamo ritrovarci, idee moderne che sono certo appartengono anche ad altri amministratori della mia generazione».
La accusano di essere un mercante di tessere.
«(ride Borghi) Abbiamo fatto molte tessere nuove, è vero, ma stando dentro le regole. Qualcuna anche a cittadini stranieri, residenti a Grosseto da oltre 20 anni, che mi conoscono e che seguono le vicende del partito. Comunque non più di una diecina. Non voglio entrare in gineprai spiacevoli quando ormai le bocce si sono fermate, ma credo che per scagliare la prima pietra bisogna essere senza peccato… E chi ci accusa non lo è. I cittadini albanesi che hanno votato a Marina, per esempio, non sono in quota a Borghi… Riguardo, invece, ai ricorsi credo che i pronunciamenti delle commissioni di garanzia, a ogni livello, abbiano chiuso il discorso».
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