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Vacanze a sbafo in tenda Coppia condannata
GROSSETO. Il loro era stato un “rigatino” da Amici miei versione campeggio. Perché si erano allontanati senza pagare l’alloggio per ben due volte, e di notte, dal Camping Village Argentario. La prima...
GROSSETO. Il loro era stato un “rigatino” da Amici miei versione campeggio. Perché si erano allontanati senza pagare l’alloggio per ben due volte, e di notte, dal Camping Village Argentario. La prima a giugno, per un soggiorno di un settimana; la seconda ad agosto dopo ben 50 giorni di vacanza.
Insolvenza fraudolenta l’accusa per la quale due turisti milanesi, Lorenza Triboni e Maurizio Donatiello, 42 e 49 anni, sono stati condannati dal giudice Stramenga a 230 euro di multa ciascuno; dovranno anche risarcire la parte civile, il titolare Roberto Mensa (avvocato Fabiani) con 6.500 euro di danni, più 2.000 di spese.
Risale al 2008 la vicenda processuale di cui adesso sono state depositate le motivazioni. Una vicenda lineare, secondo il giudice. Nel giugno 2008 la coppia aveva prenotato per telefono a nome Riboni; arrivati e trascorsa la vacanza, dal 14 al 21 giugno, non erano passati dalla segreteria e si erano allontanati, di notte, lasciando la chiave inserita nella porta del villino in cui avevano alloggiato. L’amministrazione aveva rintracciato l’ospite, la quale aveva promesso di saldare il conto con un bonifico bancario; che non sarebbe però mai arrivato.
Era passata da poco una settimana, era il 29 giugno, e la coppia si era nuovamente presentata al campeggio: stavolta il nome di ingresso era quello di lui, Donatiello. Ma l’amministrazione aveva incrociato i dati e scoperto che era la stessa famiglia. Così Mensa aveva convocato la coppia e aveva permesso di restare a patto che al termine, rientrati a Milano, avessero saldato i conti, tutti i conti. Ma il 18 agosto i due si erano nuovamente allontanati, stavolta lasciando la tenda e altri beni nella piazzola in cui avevano sostato. Poiché non si decidevano a saldare (1.023 euro e 4.158 euro), il titolare aveva sporto querela. Chiaro l’intento, nota il giudice, «di trascorrere un lungo periodo di vacanza completamente a sbafo». (p.s.)
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