Italia
Oltre 400 cuori in marcia per ricordare Lampedusa
Tanti giovani e famiglie ieri sera alla fiaccolata in ricordo dei migranti morti Il vescovo: «Se le persone credono in qualcosa possono aprire i confini»
GROSSETO. «Prima di tutto bisogna aprire il cuore delle persone. Se le persone credono in qualcosa poi diventano responsabili di aprire i confini. La realtà è tanto complessa ma l’idea di stasera è: non spegniamo l’attenzione su Lampedusa».
Con questo messaggio e con il ricordo della tragedia dei trecento migranti tragicamente morti a Lampedusa un mese fa, il vescovo di Grosseto Rodolfo Cetoloni si è incamminato ieri, alle 21.15, nella fiaccolata “Lampedusa è qui”, muovendo da piazza della Vasca verso il duomo.
Il vescovo francescano, da poco arrivato a Grosseto, era alla sua prima iniziativa pubblica nella nuova diocesi e ha scelto di ricordare quella tragedia, invitando tutta i cittadini a condividere il ricordo, credenti e non credenti. E una parte della città ha risposto.
Oltre quattrocento persone hanno camminato al fianco del vescovo in un cammino ideale al fianco di Lampedusa, delle centinaia di vittime morte per raggiungerla, degli abitanti dell’isola. Giovani (tra gli altri Azione Cattolica e Gioventù francescana), uomini e donne, volontari (la Misericordia), la comunità di Nomadelfia, ma anche famiglie con i bambini, ragazzi e anziani.
La fiaccolata era aperta da uno striscione, portato da otto giovani ragazze, con scritto “Lampedusa è qui”. Dietro, le autorità cittadine e due ospiti che il vescovo ha chiamato per testimoniare ai grossetani la tragedia quotidiana dell’isola: don Stefano Nastasi, fino a poche settimane fa parroco della parrocchia di San Gerlando di Lampedusa e colui che ha invitato papa Francesco a fare visita sull’isola, e frate Firàs Lutfa, minore francescano di origini siriane, che ha raccontato il dramma della guerra nel suo Paese.
«Lampedusa è un’isola ma non deve restare isolata – ha spiegato prima della fiaccolata don Nastasi – questo è importante. Il dramma grande è se viene isolata dal resto dell’Italia e dell’Europa. Se avviene questo è uno scaricare una promessa, è lasciarla sola in mezzo al Mediterraneo. Diversamente Lampedusa è e deve tornare a essere il cuore del Mediterraneo dove passa la vita nuova e la speranza».
La cerimonia è proseguita sul sagrato della cattedrale dove il vescovo Rodolfo ha acceso il fuoco in un braciere e don Stefano e frate Firàs hanno raccontato le loro esperienze.
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