Il Tirreno

Grosseto

Mabro: il futuro si discute in tribunale

Oggi è in programma l’udienza per il concordato, atteso il piano industriale della società con investimenti da 10 milioni

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GROSSETO. Che vada in un modo o in un altro, oggi il tribunale deciderà la sorte dei lavoratori della Mabro. O meglio, acquisirà quei documenti che serviranno proprio a questo: a capire se ci sono margini per ammettere Abbigliamento Grosseto al concordato, così come richiesto dalla società o se invece dare il via libera alla richiesta di commissariamento, la Prodi bis. Richiesta che è stata presentata da una parte dei lavoratori della Cgil e che aveva visto, qualche mese fa, la convergenza di tutti i sindacati e delle istituzioni.

È difficile che oggi il giudice Vincenzo Pedone prenda questa decisione. Maurizio Santoro, amministratore delegato della Mabro, presenterà infatti il piano industriale al tribunale. Un piano industriale da 10 milioni di euro per conto di un trust straniero, i thailandesi della Cn management che avrebbero manifestato interesse per la società. Il nome dell’investitore che porterebbe milioni di euro in questa operazione, è rimasto top secret dall’inizio delle trattative facendo sorgere più di un dubbio nei lavoratori che da mesi sono in sciopero. Da quando insomma, hanno depositato la richiesta della certificazione dello stato d’insolvenza della società.

Insomma, la scelta del giudice, in un modo o in un altro, condizionerà le sorti della Mabro. Il contratto con chi di fatto dovrebbe salvare la società verrà firmato dopo che il giudice ha deciso se ammettere o meno al concordato l’azienda. Una scelta, questa, contestata dai lavoratori che oggi aspetteranno la decisione del giudice per capire quali saranno le prossime mosse da fare.

La situazione, insomma, non è tra le più facili da definire. Su Abbigliamento Grosseto pesa infatti anche il fallimento di Marcolana, la società pratese di Andrea Barontini, debitrice, per conto dell’ex Mabro, di oltre cinquecentomila euro nei confronti di Royal Tuscany, la precedente proprietà dell’azienda di via Senese. Insomma, di questioni da affrontare e risolvere ce ne sono parecchie.

Prima fra tutte il futuro dei lavoratori che con l’operazione che dovrebbe essere presentata oggi finirebbero in un ramo d’affitto d’azienda. In una newco, creata per rilanciare la fabbrica delle vestaglie azzurre che ancora non ha ripreso appieno la produzione.

Francesca Gori

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