Il Tirreno

Grosseto

Congresso Pd, c’è un nuovo ricorso e la Buggiani querela

di Gabriele Baldanzi

Rossi, Galgani, Parentini e Bargagli chiedono di riammettere Coppetta e la accusano di aver sbagliato la data sulla tessera

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GROSSETO. In attesa dei verdetti fiorentini sul sovrannumero di tessere “non indigene” al Pace e a Barbanella, nel Pd grossetano volano gli stracci.

Ieri Renzo Rossi, Yuri Galgani, Paola Parentini e Francesco Bargagli hanno fatto ricorso per l'esclusione - a favore di Rita Bernardini - del candidato Emiliano Coppetta (eletto segretario a Gorarella, domenica scorsa, ma poi ritenuto non eleggibile dalla commissione in quanto tesseratosi troppo tardi).

In pratica si addossa la responsabilità dell'iscrizione fuori tempo massimo di Coppetta alla ormai ex segretaria del circolo, la cattolica Cecilia Buggiani, che secondo i ricorrenti - per dolo o per errore - avrebbe scritto 20 ottobre nella tessera di Coppetta, invece di 20 settembre. La Buggiani, oltre a un'articolata memoria difensiva già prodotta nella giornata di ieri, ha incaricato un legale per querelare e difendersi da un'accusa ritenuta diffamante.

Ecco la testimonianza della Buggiani. «Sono consapevole - spiega - che è il segretario di circolo il responsabile del tesseramento, ma per tutti i vari adempimenti sono sempre stata coadiuvata da altri membri del direttivo, in modo particolare da Elena Franzi, che detiene sia la matrice della tessera che i file degli iscritti, oltre al rapporto con il territoriale riguardo alla consegna delle cedole e i corrispettivi economici. Elena Franzi era candidata nella lista di Coppetta. Ebbene, dopo l'apertura dei circoli nei giorni 26 e 27 settembre ogni cedola di cui eravamo in possesso è stata consegnata in Federazione. Lo dimostra la ricevuta rilasciata dal tesoriere in data 1 ottobre. A quella data è da escludere che io fossi a conoscenza della candidatura di Coppetta e di conseguenza possa aver omesso volontariamente la consegna della sua tessera. Non solo. Essendo stata nominata nella commissione provinciale dei garanti per lo svolgimento dei congressi, compito assai impegnativo e con molto dispendio di tempo, Elena Franzi è diventata nei giorni successivi il solo referente per il tesseramento, in contatto continuo con il signor Rossi, molto attivo in questo senso».

Cecilia Buggiani sostiene poi di aver appreso della volontà di candidarsi del Coppetta solo il giorno del congresso, il 27 ottobre.

Poi precisa: «Non ho mai ricevuto in nessuna occasione tessere dai signori Galgani, Parentini, Rossi e Barzagli. Non ho preparato, né consultato l'elenco dei nuovi iscritti, dove compare il nome di Emiliano Coppetta, fidandomi ciecamente della scrupolosità, correttezza e precisione di Elena Franzi. Pertanto è vero che durante lo svolgimento del congresso la sottoscritta non ha sollevato, né indicato alla garante Matilde Giovani l'eventuale illegittimità del signor Coppetta, perché ne ero veramente all'oscuro. E' altresì vero che durante il congresso Emiliano Coppetta, nella presentazione della propria piattaforma programmatica, ha più volte ribadito la sua recentissima scelta, che io ho considerato solo come sottolineatura di novità e desiderio di cambiamento, ma che a orecchi meno ingenui ha fatto sorgere dei dubbi».

Infine la Buggiani racconta di aver saputo dell'intenzione di presentare ricorso sull'incandidabilità di Emiliano Coppetta il lunedì successivo al congresso, per telefono, durante una riunione di commissione.

«Mi sono subito messa in contatto con Renzo Rossi chiedendo chiarimenti e con Elena Franzi per controllare la cedola del tesseramento. Quest'ultima confermava la presenza della tessera ancora in suo possesso, che riportava la data del 20 ottobre 2013. Il signor Rossi rispondeva con un messaggio telefonico che ho conservato, contraddicendo lui stesso quanto poi espresso nel ricorso».

Cecilia Buggiani, che molti a Grosseto (non solo nel Partito Democrativo) conoscono per la sua terzietà, imparzialità e volontà di unire, ieri era arrabbiatissima.

«Ho fondato la mia vita sul rispetto delle regole e degli altri. Mi sento particolarmente offesa. Comprendo il disappunto, il rammarico, la rabbia, ma non la menzogna e la diffamazione. La maturità vuole che ognuno sia capace di riconoscere i propri errori quando vi sono, senza addossarli ad altri. Per queste ragioni chiedo che il ricorso venga respinto con deploro e mi riservo ogni azione in altra sede».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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