Il presidio
«Ma quali inchini, sono avvicinamenti: basta avvisare»
GROSSETO. Lo ha detto il meitre Antonello Tievoli, lo ha ripetuto il comandante Mario Palombo, anche se lui non vuole sentir parlare di «inchino». «Non esiste nulla del genere in gergo tecnico» tuona...
GROSSETO. Lo ha detto il meitre Antonello Tievoli, lo ha ripetuto il comandante Mario Palombo, anche se lui non vuole sentir parlare di «inchino». «Non esiste nulla del genere in gergo tecnico» tuona l’ex capitano oggi in pensione dal banco dei testimoni. Ma pur chiamandolo come si vuole, emerge chiaramente che le navi da crociera sono passate spesso e volentieri vicino al Giglio per salutare l’isola. Gli avvocati delle parti civili provano a chiedere una conferma ufficiale a ogni teste che gli passa tra le mani, senza successo.
In compenso, i testi raccontano indirettamente di una prassi ben consolidata. Tievoli, ad esempio, ammette di essere stato lui stesso a chiedere a Francesco Schettino di potersi avvicinare all’isola durante il passaggio. «Eravamo sotto le feste» prova a giustificarsi. «Era già successo e l’ho chiesto al comandante». Una prassi, ma forse anche qualcosa di più: una sfida di precisione, con se stessi. Schettino del resto, appena una settimana prima del naufragio, ha preso anche le misure per poter migliorare la prestazione. «Dissi a Schettino che non c’era motivo di fare il passaggio al Giglio, era inverno e sull’isola non c’era nessuno – racconta Palombo durante la deposizione - Gli dissi “ti consiglio di allontanarti”, fai un giro e vai al largo». Il capitano in pensione è stato chiamato a testimoniare perché la sera del disastro ha parlato al telefono con Schettino, che gli annunciava l’imminente arrivo. Lui, Palombo, di inchini ne ha visti molti. Ma guai a chiamarli così. «Si tratta di avvicinamenti e seguono una procedura ben precisa – spiega – Non occorre neanche chiedere l’autorizzazione alla capitaneria: basta avvisarla».
È una prassi, si sono sempre visti. Lo stesso Palombo ha scritto non solo un libro dove ne vengono elencati una decina, ma anche due lettere ad altrettanti capitani per ringraziarli a nome della comunità gigliese per essere passati vicino all’isola. Ieri in aula ne ha ricordato qualcuno. «Rimasi con la mia nave a 5-600 metri, così e con la nave lenta, si poteva fare. I passeggeri furono avvisati, fu data una festa in piscina, anche le autorità dell'isola erano state avvisate». Un manovra che adesso nessuno vuole più vedere al Giglio. Lo ha detto chiaramente il sindaco Sergio Ortelli durante l’anniversario del naufragio, il 13 gennaio scorso: «mai più dovremo soffrire per la stupidità umana».(a.f.)
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