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«Nuovi poveri, situazione esplosiva in Maremma»
L’allarme del direttore del Coeso, Fabrizio Boldrini: 1500 famiglie cadute nella scala sociale, 4000 giovani fra 16 e 26 anni che non studiano e non lavorano
di Guido Fiorini
Quando hai una vita tranquilla, una famiglia con due stipendi normali e, in poco tempo, ti trovi senza più nulla, licenziato o cassaintegrato, con la goccia cinese di un mutuo o un affitto da pagare ogni mese, magari con un figlio piccolo a cui non sai dare risposte, è dura accettare di andare a ritirare il pacco viveri alla Caritas, in coda con gli “homeless”.
Ma quando poi la caduta rovinosa nella scala sociale rompe anche tutte le sinapsi con il tessuto degli amici e dei parenti, allora vinci la vergogna e provi a rivolgerti alle strutture pubbliche. Chiedi aiuto.
A quel punto scopri che la struttura pubblica, i servizi sociali, travolti da uno tsunami di casi come il tuo, non hanno risposte. Ti possono pagare una bolletta, ma non ti danno una speranza di ripartire.
La fotografia del disagio a Grosseto e in Maremma è profondamente mutata rispetto a qualche anno fa. La struttura pensata per dare risposte agli anziani non più autosufficienti e soli, ai disabili, ai minori con problemi, alle famiglie sfrattate, ha tenuto per anni, ma ora affronta casi per i quali i percorsi tradizionali non funzionano più. Adesso le emergenze sono dettate dalla caduta verticale nella scala sociale e sono la casa, la marginalità, anche la semplice sopravvivenza fisica. Se poi si aggiunge che, in Maremma, ci sono oltre 4000 giovani, fra 16 e 26 anni, che non fanno niente, non lavorano e non studiano, ecco che la prospettiva per i prossimi anni diventa più inquietante.
«È una condizione esplosiva – ammette Fabrizio Boldrini, direttore del Coeso –. Da un po’ di tempo siamo stati travolti da centinaia di casi per i quali servirebbe un welfare completamente nuovo e per il quale non ci sono risorse pubbliche sufficienti. Fino a qualche anno fa, quando veniva un homeless a chiedere un aiuto, con 2-300 euro gli consentivamo di vivere un mese, perché poi sapeva arrangiarsi. Ma a una famiglia all’interno della quale lei è stata licenziata e lui è cassintegrato, con mutuo e bollette ogni mese, posso dare 300 euro? E cosa ci fanno?»
Ecco che il Coeso deve provare e reinventarsi sistemi di assistenza. Ma la sfida è difficile e i soldi pochi. «Sta venendo meno anche quel tessuto connettivo della società che un tempo dava risposte senza rivolgersi al pubblico: gli amici, i parenti. Da noi vengono persone rimaste sole. E con le poche risorse che abbiamo siamo costretti a concentrare tutto sulla prestazione, pagando qualche bolletta, magari un mese di affitto. Ma così diamo poche speranze».
Si sta pensando, quindi, a un sistema di volontari di sostegno, persone che, senza avere i contorni del “tutor”, possano prendersi cura di altri: «Sarebbe un sostegno, un aiuto per piccoli affaretti, una presenza. Ci stiamo lavorando ma è chiaro che, anche se si tratta di volontari, servono risorse almeno per la formazione e la tutela giuridica».
La casa è l’emergenza più pressante. L’ultima rilevazione del Società della Salute dell’area grossetana registra quasi 1500 casi di nuove povertà. «Sono persone che si sono svenate per salvare la casa, per pagare i mutui o l’affitto. E che spesso sono arrivate da noi indebitate al massimo, allo stremo. A loro è difficile dare risposte con i vecchi strumenti. Non ci sono proprio i soldi».
Intanto il Comune ha passato al Coeso la gestione del Poggio di Roselle, dove ci sono 93 alloggi per l’emergenza abitativa. Sono monolocali o bilocali, anche di appena 15 mq, ma spesso sono comunque una risposta. «La prima graduatoria ereditata dal Comune era di 130 persone. Con nuove modalità di approccio, non più solo amministrative ma professionali, i numeri sono scesi: ad aprile le persone in lista erano 110, a luglio 60, a ottobre 51. Questa scrematura è stata fatta su più fronti: da un lato la verifica dei requisiti, dall'altro una presa in carico delle famiglie che ha fatto emergere come, spesso, il problema della casa non fosse quello principale, ma correlato ad altri (perdita del lavoro, disgregazione della famiglia...). Sono stati avviati progetti personalizzati che hanno aiutato molti a trovare altre modalità di alloggio e recuperare l'autonomia familiare. Il nucleo tipico in emergenza è straniero, 3 persone, spesso madre e due figli».
È un nuovo contesto sociale con un welfare da reinventare. E servono risorse: «Credo che i Comuni debbano avere delle priorità - chiude Boldrini –. Questa situazione è di vera emergenza e potenzialmente esplosiva. Capisco che le risorse siano sempre meno, ma vanno fatte delle scelte. Chiare. E in fretta».
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