Il Tirreno

Grosseto

Muore a 34 anni nella base in Kosovo Tragedia e mistero

di Elisabetta Giorgi di Gabriele Baldanzi

Andrea Coppa, sottufficiale grossetano, trovato senza vita a Pristina: ancora nessuna spiegazione, s’ipotizza un malore

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GROSSETO. Un giallo la morte di Andrea Coppa, giovane militare dipendente del Cemivet, 34 anni, grossetano: il suo corpo è stato trovato senza vita nella tarda mattinata di ieri a Pristina, in Kosovo, all’interno della base che ospita il quartier generale della Kosovo Force-Kfor. Andrea - sottufficiale nato nel 1979 e cresciuto a Grosseto - in Maremma lavorava da tempo al centro militare veterinario che ieri si è chiuso nel dolore.La madre, sconvolta, ha appreso la notizia dall’Esercito.

A Pristina, centro amministrativo, politico e culturale del Kosovo - città con maggioranza di popolazione albanese e costellata di piccole comunità di serbi, bosniaci e rom, dove la situazione è tranquilla al contrario che nel nord - il militare svolgeva la sua missione da mesi e sarebbe dovuto tornare a Grosseto a breve. Il rientro forse mercoledì mattina.

La notizia della morte ha rapidamente percorso la città di Pristina, dove tra l’altro è in missione un altro grossetano, Cristiano Gentili, osservatore dell’Unione europea, chiamato là a lavoro per monitorare le elezioni in Kosovo e che ha confermato tutto, spiegando come «qua si sia diffusa in giornata la notizia che è stato trovato morto un “toscano”...». Per tutto il giorno le agenzie non hanno fornito dettagli sull’identità, mentre in serata - in Maremma si è diffusa la voce che il corpo dell’uomo trovato esanime nella branda all’interno della base militare fosse proprio di un grossetano.

Le indagini sono in corso per appurare le cause della morte, come conferma il portavoce della Kfor, capitano Angelo Morcella, che si chiude nel più assoluto riserbo e non fornisce particolari sulle circostanze del decesso, solo ribadendo che “i familiari” sono stati avvertiti.

A Grosseto Andrea ha sempre vissuto in via Repubblica Dominicana soltanto con la madre Jolanda, impiegata alle Poste e sua unica familiare (era figlio unico). «Un ragazzo gioviale, tranquillo e molto attaccato alla mamma», lo descrivono glio amici di famiglia. Al Cemivet era benvoluto e stimato da tutti. Prima ancora di lavorare qui, aveva operato in altre strutture dell’Esercito. Già maresciallo a Viterbo, poi a Civitavecchia, nel 2011 aveva ottenuto il trasferimento nella prestigiosa struttura maremmana che ha visto di recente l’avvicendamento tra vecchio e nuovo colonnello. Lo scorso luglio Coppa è stato chiamato tra gli insegnanti del corso di addrestramento base, di nove settimane, delle truppe locali al campo Tradoc (Training and Doctrine Command, comando di addestramento e dottrina) a Ferizaj (Urosevac in serbo) nel sud est del Kosovo. In quell’occasione fu intervistato per la newsletter del ministero della difesa kosovaro e, come si legge nel bollettino, raccontò di essere rimasto impressionato dalle motivazioni delle reclute, dallo spirito del gruppo, dalla loro disciplina e forza di volontà. Un carattere eccellente, per il quale al Cemivet lo rcordano come un ragazzo bravissimo: «solare, a breve avrebbe terminato la missione», dicono.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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