Il presidio
«Contro i lupi serve lo stato di calamità»
Richiesta choc dei pastori: «Recinti inutili e migliaia di pecore sbranate, ora basta: i predatori vanno abbattuti»
SCANSANO. Stato di calamità, misure di emergenza, fondo speciale per le aziende agricole in crisi colpite da predazioni, impegno forte e convinto dei sindaci e del prefetto.
I pastori, a Scansano, urlano la loro disperazione e fanno richieste da concretizzarsi subito. Il tempo è scaduto. Una civile protesta contro i progetti messi in campo per chiudere le pecore nei recinti, contro i cani da guardiania, contro tutti i fondi che invece di proteggere i pastori vanno a proteggere il lupo.
A Scansano, giovedì sera, in una delle serate di ascolto organizzate, all’interno del progetto Medwolf, dalla Provincia di Grosseto e da altri soggetti, per sentire e annotare le esigenze degli allevatori, tutte le voci presenti sono risuonate all’unisono.
«Appare molto, molto curioso e limitativo che con quello che sta succedendo, con le stragi di migliaia di pecore in atto, si spenda il denaro pubblico per proteggere i carnefici delle pecore», hanno detto diversi partecipanti alla riunione. Ma soprattutto è venuta fuori, molto forte, la richiesta di aiuto ai sindaci e al prefetto.
Che i sindaci prendano posizione è stato ribadito da diversi allevatori, che escano allo scoperto. «E chiediamo – proseguono gli allevatori – l’intervento del prefetto anche per il sospetto che adesso sia in gioco la pubblica incolumità».
Il sindaco di Scansano, presente in sala, ha avanzato l’ipotesi di chiedere, per i continui assalti ai greggi, lo stato di calamità naturale mentre Massimiliano Ottaviani, di Baccinello, uno degli allevatori più colpiti dagli assalti, diceva.
«Non c’è più tempo. Che si chieda l’emergenza, la calamità, si chiedano misure eccezionali. Non c’è tempo di fare ulteriori conti. Si è contato anche troppo. Le reti da noi non funzionano. Basta un rovescio d’acqua e succede quello che è successo alla famiglia Eugeni restata con sole 40 pecore da 200 che erano. E quelle sopravvissute stanno abortendo. Ci vuole un fondo speciale per le aziende in crisi, altrimenti Eugeni chiude come è capitato a decine di altre realtà».
A Scansano, appunto, c’era lo stesso Eugeni di Pian d’Orneta: «La Provincia già sa l’entità dei predatori presente sul territorio. Nessuno, qui, vuole lo sterminio dei lupi. Che restino pure 1 o 2 esemplari per comune, ma tutto il resto va tolto di mezzo».
Tutti sono d’accordo, poi, che «le pecore non sono animali da cortile». E dunque dentro i recinti lager non ci possono stare, anzi, più si blinda, più diventa pericoloso. «Il mio recinto era a prova di bomba – afferma Eugeni – alto due metri, con filo spinato in cima e sottoterra per 30 cm. Eppure è bastato un acquazzone perché fosse possibile ai predatori entrare dentro da sotto e fare una carneficina. Nemmeno i cani da guardiania, che costano al pastore fior di quattrini per il mantenimento e che sovente vengono a loro volta attaccati o, al contrario, si possono anche imbrancare coi predatori, servono per azzerare il problema. L’unica maniera è agire senza indugio. Questi animali vanno tolti di mezzo».
I pastori convocati per l’ascolto e il folto pubblico che assisteva all’incontro, nella serata di Scansano, fra le tante polemiche e osservazioni nate dall’esperienza quotidiana di predazioni e decimazioni, ha, comunque, mandato un messaggio alle istituzioni: «Cerchiamo tutti insieme la via immediata per riaccendere la speranza».
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