Dopo tanta acqua, il vino sarà buono
Fiducia nelle aziende orbetellane che stanno chiudendo la prima vendemmia del post-alluvione
ORBETELLO. Una vendemmia non semplice, ma di qualità, la prima dell’era del post alluvione nei territori di campagna del comune di Orbetello. Un’annata che passerà alla storia come ripartenza di tutte le attività agricole e in cui la coltivazione della vite ha chiaramente risentito delle grande piogge e della intensa umidità dei mesi invernali: un elemento che per certi versi ha portato anche giovamenti, ma che ha dato difficoltà agronomiche non indifferenti, specie nei rossi e in quei vigneti che hanno subito l’esondazione di fiumi rimanendo a lungo sott’acqua. I bianchi, invece sembrerebbero essersi difesi egregiamente con una produzione per ettaro incrementata anche del 20% rispetto allo scorso anno, quel 2012 colpito dalla siccità.
Le cantine, in questo periodo sono alle prese con le operazioni di “rimontaggio”, con cui si rimescolano vino e bucce per evitare danni al mosto; e stanno anche per terminare le operazioni di raccolta dei vitigni tardivi: un ritardo rispetto alle maturazioni precoci dello scorso anno che qualcuno vede come un sospirato ritorno alla normalità.
« Quest’anno le uve sono giunte a maturazione più tardi, da metà settembre, e questo ha permesso una giusta e naturale formazione degli zuccheri. Uve ben mature che daranno vini importanti _ spiega Roland Krebser, cantiniere dell’azienda biologica La Selva, realtà orbetellana che produce più di 2000 quintali d’uva l’anno tra bianchi e rossi _ anche se la stagione è stata impegnativa dal punto di vista agronomico, perché ha risentito della grande umidità del passato inverno. E specialmente noi che facciamo il biologico ci siamo dovuti impegnare per evitare il marciume e abbiamo anche proceduto a una scelta delle parti migliori durante la raccolta. Nelle vigne era possibile notare la differenza tra le piante che hanno subito le inondazioni, che hanno reso di meno, e quelle più all’asciutto dove invece è aumentata anche la quantità. Ma il risultato ci dovrebbe comunque dare soddisfazione, soprattutto per i bianchi».
E se in qualche zona la grande umidità ha favorito la produzione al livello quantitativo, ce ne sono altre dove alcuni vitigni, come il ciliegiolo, che hanno risentito in maniera diversa: «Per noi il problema non è stata la qualità, ma la scarsa quantità dovuta alla mancata allegagione – spiega Sabrina Cecconello, imprenditrice specializzata nella vinificazione del ciliegiolo in purezza, un vitigno rosso autoctono che risale addirittura agli etruschi e che necessita di una lunga permanenza delle bucce nel mosto per rilasciare i suoi tannini – l’umidità dello scorso inverno ha influenzato proprio questa fase della crescita, riducendone la quantità. Una cosa questa che, se da una parte ci darà meno prodotto finale, farà aumentare, invece, la gradazione alcolica con vini che risulteranno molto adatti all’invecchiamento in barrique».
Sabino Zuppa
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