«L’ultimo inchino sia fatto qui da noi»
Nuova provocazione di Cerulli: la Concordia passi davanti al Valle, sarebbe un business che non danneggerebbe nessuno
MONTE ARGENTARIO. Cosà sarà l’isola del Giglio senza il relitto della Costa Concordia? E cosa sarà l’Argentario senza il via vai di curiosi che anche in questi giorni stanno affollando i traghetti per andare a vedere il gigante di acciaio in posizione eretta?
Se lo chiedono in tanti, perché il business generato da quella immensa disgrazia del gennaio 2012 è innegabile, e quando tutto sarà finito ci saranno inevitabilmente dei segni meno che cominceranno ad apparire nell’economia dei due porti. E nonostante ieri sia stato annunciato il ritrovamento dei resti dei dispersi il sindaco del Monte Argentario, Arturo Cerulli, continua nel suo realismo apparentemente crudo e a lancia una nuova proposta, una nuova provocazione destinata a sollevare l’ennesimo polverone.
«Se proprio il relitto deve essere portato via, che almeno faccia l’ultimo “inchino” davanti a Porto Santo Stefano e passando dentro la baia faccia passerella fino a Talamone per avviarsi magari a Piombino – esclama Arturo Cerulli tra il serio ed il faceto – e lo dico nel più ampio rispetto di chi ancora aspetta i propri cari dispersi».
«Ma sono proprio loro - aggiunge il sindaco - che, qualche giorno fa, hanno parlato di una balena ferita, di un relitto che ha un’anima densa di significati. Perché distruggerlo?, si sono chiesti, ed io sono d’accordo con loro. Certamente lo faccio con altri pensieri, ma metto al bando l’ipocrisia: sono toscano e credo che sia giusto che venga smantellata qui da noi, ma prima di andarsene potrebbe passare davanti al Valle per fare passerella. Sarebbe un avvenimento storico, attirerebbe tanta gente, un ultimo business che prolungherebbe quanto in realtà sta succedendo adesso, con tanti turisti che si recano nuovamente sull’isola per andare a vedere il relitto raddrizzato, ed affollano attività e ristoranti».
Dunque l’ennesima provocazione del sindaco del promontorio che però possiede tutti i requisiti per diventare una buona idea: allungare un po’ il tragitto per amplificare quello che sarà l’evento mediatico del secolo, cioè la partenza del relitto dall’isola per andare nel porto dove verrà smantellata. Sarebbe possibile mostrarla a tutti, senza dover intasare il Giglio come due settimane fa.
Una praticità un po’ - anzi dichiaratamente - spietata la sua, che ha il suo fondamento su quanto visto e vissuto da quel lontano 13 gennaio 2012, visto che Porto Santo Stefano è stato il punto di partenza per tutti coloro che hanno voluto raggiungere l’isola: «La mia non è una mancanza di rispetto a coloro che sono morti nella tragedia o a quelle persone che hanno perso i loro cari – continua il sindaco argentarino – Anche noi santostefanesi lo abbiamo dimostrato con i fatti quello che siamo. Abbiamo aiutato i naufraghi e per questo siamo stati insigniti della medaglia d’oro, ma la realtà è che da quel giorno il flusso turistico verso il Giglio, passando dal porto del Valle, è più che raddoppiato. Io lo noto tutti i giorni: quelli che a suo tempo sono andati a vedere la Concordia inclinata, adesso tornano a vederla in posizione eretta. I media e le televisioni seguono tutto minuto per minuto, mostrano un spettacolo che purtroppo è nato dalla tragedia, e sinceramente non vedo che ci sarebbe di strano se i riflettori coinvolgessero per un momento anche chi la tragedia l’ha vissuta dalla terraferma. – conclude - un ultimo business che non danneggerebbe veramente nessuno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
