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Undici chili d’erba sorvegliati dal cobra
Operazione Evergreen: la squadra mobile smantella un’organizzazione capeggiata da un grossetano di 23 anni
GROSSETO. Undici chili di marijuana erano nascosti in una stanza ricavata dietro una parete. A fare da guardia a quelle piante che crescevano rigogliose in un appartamento di Orti di Bonavigo, provincia di Verona, c’era una teca con dentro un boa. Sembra la scena di un film. Invece è quello che si sono trovati davanti gli uomini della squadra mobile di Grosseto, che con i colleghi della criminalpol hanno sgominato una banda di spacciatori capeggiati da un ventritrenne grossetano. Un insospettabile, come tutti gli undici arrestati nell’operazione Evergreen, assicura la polizia che non ha voluto assolutamente rivelare i nomi.
Il lavoro degli agenti della mobile è cominciato all’inizio dell’anno quando in città e sulla costa, nei locali frequentati dai ragazzi, ha iniziato a circolare tanta erba e qualche pasticca di ecstasy che in Maremma non ha mai avuto un gran mercato. Droga che girava in abbondanza e che era gestita da un ragazzo di 23 anni dipendente di un’azienda artigiana. Era lui che si riforniva di droga da un ghanese (tutt’ora latitante) e da un nigeriano residente a Grosseto con tutta la sua famiglia. Entrambi avevano lasciato i loro paesi d’origine all’inizio dell’anno e avevano ottenuto un permesso di soggiorno in Italia per motivi umanitari. La droga che il ragazzo acquistava dai due africani arrivava a Grosseto da Roma e dall’Emilia. Una volta in città (la mobile stima carichi da mezzo chilo ogni quindici giorni) il ventitreenne faceva le parti utilizzando alcuni cavallini per lo spaccio minuto, riforniti anche da un terzo uomo, uno slovacco, che ogni settimana faceva la spola tra la città di Canapone e Praga per rifornire il grossista grossetano. Secondo gli uomini della mobile, era proprio lui a portare in Italia l’ecstasy dalla Repubblica ceca. Lo slovacco venticinquenne aveva aperto un canale di vendita a Grosseto che era soltanto suo. Mentre insieme al nigeriano (che ha 36 anni) e al ghanese (che ne ha 27), rifornivano quello che la mobile ha definito “il piccolo grossista grossetano”: un giovane di buona famiglia che faceva l’operaio di giorno e lo spacciatore all’ingrosso la sera. I suoi cavalli, in media, acquistavano dai 50 ai 100 grammi di droga da piazzare. In alcuni casi, hanno accertato gli uomini della squadra mobile, anche ad alcuni minorenni.
Tra i suoi sottoposti c’erano un altro grossetano di 19 anni e un cubano di 24 che ora sono ai domiciliari insieme a un ragazzo originario di Verona di 23 anni e un senese di 19.
Si perché da Grosseto l’indagine, seguendo le vie della droga, si è estesa a tutto il nord Italia. A Reggio Emilia, dove risiede il ghanese che però non è stato rintracciato e a Verona dove lo slovacco si era fatto ospitare da un amico: un ventitreenne finito in carcere perché trovato con diverse piante di marijuana nascoste in una stanza dove crescevano rigogliose con lampade e ventilatori oltre a dieci chili di erba già pronta per essere venduta. Droga che avrebbe fruttato diversi soldi all’organizzazione gestita dal ventitreenne che pagava i suoi sottoposti con ricariche su carte di credito.
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