Il Tirreno

Grosseto

Guerra a Torre Ciana Al via l’iter civile per ottenere i danni

di Sabino Zuppa

Continua la battaglia sul contestato restauro al monumento Wwf e Comune dal giudice per quantificare il risarcimento

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MONTE ARGENTARIO. Si riaprono le porte dei tribunali per la lunga e annosa questione giudiziaria dei lavori di restauro abusivi di Torre Ciana, la splendida costruzione medievale posta sulla costa sud del Monte Argentario, proprio di fronte all’isola di Giannutri, dove circa dieci anni fa - era il 2003 - gli ambientalisti denunciarono un’attività illecita che dette vita a una lunga causa conclusasi in Cassazione.

Una sentenza tombale che decretò la condanna di Franca Bucciarelli, amministratore della società Rei che era proprietaria dell’immobile, Sebastiano Leonardi che era il progettista e direttore dei lavori e Sabatino Fasciolo che ne fu esecutore, per reati in materia urbanistica e paesaggistica aventi ad oggetto la zona circostante a Torre Ciana. E sentenziò un risarcimento per coloro che erano costituiti parte civile, il Wwf e Comune di Monte Argentario.

Questi ultimi, per ottenere i soldi dovuti, dovranno adesso cominciare una causa civile che porterà a una nuova sentenza del giudice che quantificherà i danni da rimborsare. L’avvocato incaricato dal Comune argentarino è Roberto Burzi, lo stesso legale che in passato aveva curato la costituzione in giudizio del Wwf, sia in tutti e tre i gradi di valutazione della causa principale che in un procedimento collaterale vide Angelo Properzi, responsabile provinciale della associazione, accusato di calunnia e poi prosciolto, dopo aver presentato un esposto sui lavori di restauro dell’antico edificio.

La storia infatti partì dalle segnalazioni che tre associazioni ambientaliste, Wwf, Marevivo e Salviamo l’Argentario fecero riguardo a quello che stava succedendo in quella zona del promontorio dove, per ristrutturare l’antica Torre, furono fatti sbancamenti per creare una strada e altre opere che, secondo gli ambientalisti, potevano nascondere qualche obiettivo ben più grosso di un semplice restauro. Ci vollero mesi, durante i quali ci furono dei sopralluoghi della polizia municipale che rilevarono attività non conformi alle autorizzazioni, per arrivare poi al sequestro giudiziario, all’apposizione di sigilli e all’inizio della causa. Una vicenda che vide anche un’interrogazione parlamentare presentata all’allora ministro Altero Matteoli dall’onorevole Stefano Boco, presidente a quel tempo del gruppo parlamentare dei Verdi. Tutte e tre associazioni interessate provarono a costituirsi in giudizio, ma il giudice ne riconobbe il diritto solo al Wwf che, di fatto, si assunse la rappresentanza delle altre riuscendo ad arrivare alla fine del processo con un esito vittorioso.

Per questo motivo il Comune di Monte Argentario, dopo aver rilevato che l’avvocato Burzi è a piena conoscenza di tutto l’iter penale per averlo seguito nei tre gradi di giudizio, ha deciso di dare mandato a lui per seguire il procedimento relativo alla quantificazione dei danni ambientali dovuti: per tale motivo ha stanziato la somma complessiva di euro 3.755 relativa bilancio 2013.

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