Il Tirreno

Grosseto

la relazione del concordato

Mezzo milione di euro con pochissimi lavoratori

GROSSETO. L’interesse dei thailandesi e quello dei cinesi. La fotografia della situazione che si vive ora in fabbrica e una relazione di gestione che cristallizza sulla carta quello che è successo...

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GROSSETO. L’interesse dei thailandesi e quello dei cinesi. La fotografia della situazione che si vive ora in fabbrica e una relazione di gestione che cristallizza sulla carta quello che è successo alla Mabro tra il 2 maggio e il 31 luglio. È questa la documentazione (o almeno parte di essa), che è stata presentata al giudice per ottenere i sessanta giorni di proroga per il concordato chiesto da Abbigliamento Grosseto. Una documentazione che, nero su bianco, ripercorre gli ultimi mesi della Mabro, dall’uscita di scena di Andrea Barontini all’arrivo di nuovi clienti.

È proprio dalla protesta dei lavoratori che parte la relazione consegnata al giudice. «Il clima sociale nel maggio 2013 - si legge - è stato a dir poco incandescente e il mese è trascorso tra occupazioni, disordini, scioperi e un’attenzione mediatica tali da rendere impossibile produrre alcunché». Secondo i vertici societari, con l’arrivo di Maurizio Santoro, le acque si sono calmate. «Sono stati mesi più tranquilli sotto il profilo sindacale - scrivono - e hanno consentito un ritorno alla normalità della vita, delle relazioni e della produttività aziendale». Normalità che però è fatta da un gruppo di dipendenti che ha deciso di continuare a lavorare, mentre la maggior parte (146 lavoratori su 220), hanno deciso di restare fuori e andare avanti con lo sciopero. In produzione, insomma, ci sono ora una quarantina di dipendenti che si sono fatte carico delle commesse arrivate. Nella relazione per il tribunale infatti, la società ha registrato un incremento di mezzo milione di euro, derivato appunto dai clienti che hanno confermato la propria fiducia nei confronti dell’azienda e che hanno, attraverso la direzione commerciale della Mabro, che ha raccolto ordini per un milione e trecentosettantamila euro. Ordini che sono però spalmati su quattro collezioni. E anche i debiti con il personale, sono andati assottigliandosi. All’appello, da quando la società è stata ammessa al concordato mancano solo 46mila euro e spiccioli che comunque sono quelli del Tfr.

Una situazione che ovviamente è in evoluzione. Ma che presenta ancora alcune criticità. Più della metà dei dipendenti che rappresentano buona parte della produzione hanno deciso di restare fuori. E qualche giorno fa, nella cassetta della posta di alcuni di loro, è arrivata la lettera del fondo pensione Previmoda per avvertire i lavoratori che la società non aveva versato gli interessi di mora che spettavano ai dipendenti per il ritardato pagamento dei contributi.

È difficile far quadrare i conti in una situazione come questa. Ma è anche vero che la relazione sullo stato dell’arte della Mabro è stata presentata insieme ad altri documenti: le manifestazioni d’interesse di un gruppo cinese e quello di un gruppo thailandese.

Sulla base di questa documentazione infatti, il giudice ha concesso alla società, rappresentata da Maurizio Santoro, i sessanta giorni di proroga. Due mesi che serviranno per portare a termine le trattative già avviate, come scrivono nela richiesta di proroga presentata al tribunale da Santoro insieme ai suoi avvocati Andrea Bettini e Filippo Pastorini di Genova e per evadere gli ordini che sono arrivati in azienda. In produzione da metà settembre, infatti, ci sarebbero capi per un fatturato complessivo stimato pari a circa due milioni e mezzo di euro. (f.g.)

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