Il Tirreno

Grosseto

Beveraggio, una fogna a cielo aperto che continua a sputare veleni

di Francesca Ferri
Beveraggio, una fogna a cielo aperto che continua a sputare veleni

Dopo le denunce dei cittadini nel 2011, il fosso di Barbanella doveva essere bonificato. I lavori però sono ancora al palo. E scoppia la polemica

5 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. C’è un fosso che attraversa la città da parte a parte, raccogliendo gli scarichi delle fogne. A un certo punto, arrivato in periferia, al confine con la campagna, affiora in superficie e prosegue il suo corso ininterrotto di liquami puzzolenti e pericolosamente inquinanti fino a un piccolo corso d'acqua che si riversa in mare.

Non siamo in una città del terzo mondo – non dal punto di vista geografico, almeno – ma a Grosseto. E il fosso è quello del Beveraggio. Ancora quello, sì. Perché nonostante da anni i cittadini e il Forum Ambientalista lo abbiano denunciato, nonostante le analisi chimiche lo abbiano dimostrato, nonostante l’Asl lo abbia riconosciuto, nonostante i politici di varie sponde lo abbiano sbandierato e nonostante ci siano 350mila euro a disposizione per la bonifica, la situazione del fosso Beveraggio oggi, 8 settembre 2013, è tale e quale. Anzi, addirittura peggiorata.

Basta prendere la strada che, da viale Uranio, costeggia la palestra e si lascia alle spalle la città. Non c’è bisogno di arrivare troppo lontano per rendersi conto di come stanno le cose. Non c’è neanche bisogno di vedere i liquami – perdonino i lettori, ma non si può parlare più di “acqua” – anche perché le canne e la vegetazione lasciata crescere sulle sponde nascondono il fosso. Basta solo respirare: quel che aggredisce il naso è un fetore nauseabondo, infetto, lo stesso che da anni, quando il vento è (s)favorevole, impuzzolisce le case intorno anche se le finestre sono chiuse. Prima lo respiravano gli abitanti della campagna di Barbanella vecchia e il quartiere Verde Maremma; oggi anche il popoloso complesso delle Gemme. Una città nella città costretta a convivere con una bomba ecologica a orologeria che, in attesa di deflagrare alla prima piena, rilascia lentamente i suoi veleni nell'aria, nella terra e nella falda acquifera e nei polmoni delle persone con valori di batteri sconsideratamente superiori ai limiti di legge, metalli pesanti e agesti chimici.

Il 5 maggio 2011 gli abitanti fanno fare delle analisi private. L’escherichia coli, il batterio delle feci, risulta pari a 3 milioni di ufc (unità formanti colonie) per 100 ml quando, per gli scarichi in acqua dai depuratori urbani, non deve superare di 5mila ufc/100 ml (ufc significa unità formante colonia). I tensioattivi sono 4,2 mg/litro (il limite per scarichi superficiali è 2) e grassi e oli vegetali e animali 1.200 mg/l (il limite è 23). Raccapriccianti anche i dati sul cod, la quantità di ossigeno necessaria per l’ossidazione dei composti organici e inorganici: 797 ml di ossigeno per litro quando il limite per scarichi superficiali è di 160 mg /l. Due mesi dopo l’Arpat trova nel Beveraggio anche mercurio, piombo e zinco fuori norma. Cosa è successo un anno dopo? L’escherichia coli è a 1 milione, i tensioattivi a 4,7, i grassi a 854, il cod a, udite udite, 4.070. Tutta “robina” che finisce nel canale San Rocco e da lì a Marina e al mare. Senza mai vedere un depuratore. E senza che uno cartello lo segnali.

Nel febbraio 2011 il Forum ambientalista e gli abitanti raccolgono 500 firme che depositano in Comune per chiedere che la fogna sia chiusa e l’area bonificata e restituita in condizioni salubri alla città. L’Acquedotto del Fiora installa uno sfioratore di piena sotto la rotatoria di viale Uranio. Un congegno, si badi bene, che non serve a pulire l’acqua ma solo a evitare che, in caso di piena, debordi in strada. Non esattamente quello che serve, visto che ci sono giorni in cui l’acqua è talmente soda di feci che se ci tiri un sasso non affonda.

Nel giugno 2012 l’assessore all’Ambiente del Comune, Giancarlo Tei, con il funzionario comunale Morisco (oggi in pensione), convoca gli abitanti in un’affollata riunione, comunica di aver preso atto della presenza dei metalli pesanti e annuncia lo stanziamento di 350 mila euro per la bonifica. Un mese dopo dà l’annuncio alla stampa. L’intervento consiste nel ripulire le sponde dalle canne, aspirare i liquami e eseguire un’indagine dentro il tubo in cui è convogliato il fosso nel suo tragitto sotterraneo per capire quali sono gli scarichi abusivi.

«Di quell'intervento – spiegano gli abitanti – fu fatta solo la pulizia, con una macchina inadatta, di un'unica sponda; l’indagine non fu possibile perché dissero che c’era uno scalino di “fango” che impediva l’accesso agli operatori. E non abbiamo più visto nessuno».

A questa fase doveva seguire la gara per individuare la ditta a cui appaltare i lavori, però... Però gli abitanti della zona mostrano lettere – datate agosto 2013 – poco rincuoranti da parte di Tei. Il titolare dell’assessorato all’Ambiente spiega loro che la ditta che si è aggiudicata i lavori, un ditta pisana che ha vinto con un ribasso del 40 per cento, «sembra poco propensa» ad eseguirli, che «fa storie» e dà la colpa alla burocrazia. E si augura di non dover riassegnare i lavori scorrendo la graduatoria perché questo farebbe perdere del tempo. Come se non se ne fosse già perso abbastanza.

«Io capisco l’esasperazione delle persone - spiega l’assessore all’Ambiente Giancarlo Tei - ma, mi credano, ho fatto il possibile e si vedranno i risultati. Ho fatto perizie, progetti, bandi, trovato i soldi: non era mai stato fatto niente prima, siamo partiti da zero. E queste cose non si risolvono con la bacchetta magica. La ditta che si è aggiudicata l’appalto deve ancora valutare se farlo o no. Se rinuncia dovremmo affidarlo alla seconda classificata o fare una procedura d’urgenza. Ad ogni modo conto di partire entro fine mese, anche con gli sfalci».

Resta ancora la domanda principale: chi è responsabile di questa situazione?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani