Il Tirreno

Grosseto

Dieci mesi dopo, aziende nei guai

di Guido Fiorini
Dieci mesi dopo, aziende nei guai

Rustici (comitato Vita): «Senza soldi e senza credito. E a dicembre scade la moratoria sui mutui»

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ALBINIA. Dieci mesi dopo il fiume di fango del 12 novembre giri per Albinia e sembra tutto come prima. Ci sono un po’ di turisti, non molti a dire il vero, ci sono le file interminabili al passaggio a livello, ci sono i tir che si incastrano sulla Maremmana: insomma, tutto normale.

In realtà il fango è stato solo nascosto sotto al tappeto, perché i problemi sono ancora enormi. Lo sono per i ragazzi delle scuole, costretti a stare pigiati tutti nello stesso istituto, dalle elementari alle superiori perché le medie sono ancora da pulire dal fango, lo sono per gli allacci ai servizi della Maremmana, i lavori in tre lotti non sono ancora stati appaltati. E lo sono per le aziende, agricole e non agricole, che ancora non hanno visto un soldo. E se li vedranno, saranno solo l’8% del danno reale subito: pochi spiccioli, anche se per molte realtà sono necessari per andare avanti. Per i privati, invece, non arriveranno neppure quelli: per ora solo promesse.

E dietro ai problemi, o meglio sopra, dondola la pesante spada di Damocle di un autunno e un inverno in arrivo. E di un rischio idraulico che ancora non è stato superato.

«Ora i soldi servono in tempi brevi – dice Giuseppe Rustici, del comitato Vita – perché molte realtà, in particolare nel mondo agricolo, sono arrivate alla resa dei conti. Un dato su tutti: alla fine dell’anno scadono le moratorie sui mutui. Sono poche, in questo momento, le aziende che da gennaio possono permettersi di tornare a pagare le rate. O arrivano un po’ di rimborsi, o la moratoria va allungata di un anno».

C’è da dire che, grazie a una delibera della Regione del 5 agosto scorso, sono stati sbloccati almeno i soldi che coprono l’8% dei danni subiti: «Prima pretendevano che le aziende presentassero fatture per il 100% dei lavori per avere l’8%. In sostanza, spendendo un milione di euro, ne avrebbero rimborsati 80mila. Impossibile per tutti. Adesso quell’8% basta che sia l’80% delle fatture. Poco, ma comunque qualcosa».

Altrimenti le aziende devono ricorrere al credito. O non pagare i fornitori. «Il credito, se si tolgono le Banche di Credito Cooperativo, non lo fa nessuno da queste parti. Non ci prendiamo in giro».

Per le imprese non agricole, invece, erano stati stanziati 19 milioni, ma per ora disponibili ce ne sono solo 9. «Per gli altri 10 si sta muovendo la Regione, speriamo».

Resta il rischio idraulico. Si parla di una cassa di espansione fra Aurelia e Tirrenica, comunque sul lato destro del fiume Albegna. «Eppure – dice ancora Rustici – i tecnici hanno detto con chiarezza che il tappo per la piena è costituito dai ponti di Aurelia e Ferrovia, che non fanno passare le ondate eccezionali come quella del 12 novembre. Non capisco perché non si risolva il problema eliminando il tappo: i ponti sono comunque danneggiati e servono interventi, potrebbe essere l’occasione per sistemare le arcate con sistemi più moderni e maggiori altezze. Qui la gente si aspetta che quanto è accaduto dieci mesi fa non succeda più».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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