Il Tirreno

Grosseto

«Senza l’Imu non chiudiamo il bilancio»

di Francesca Ferri
«Senza l’Imu non chiudiamo il bilancio»

Il vicesindaco Borghi è preoccupato dopo il taglio della tassa: «È destinata ai Comuni e senza non si danno i servizi»

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GROSSETO. Cosa succederebbe se domattina vi presentaste in piscina e questa fosse chiusa, serrata definitivamente: servizio sospeso sine die. E se la stessa cosa succedesse davanti all’asilo di vostro figlio: “scuola chiusa”. E se identico esito si verificasse davanti alla casa di riposo per i vostri anziani. Incredulità, sdegno, e poi rabbia per un’ingiustizia subita.

Eppure la somma di denaro a cui il Comune di Grosseto dovrà rinunciare dopo l’annullamento della prima rata dell’Imu da parte del governo è pari, più o meno, a quello che spende per far funzionare i servizi sociali e lo sport insieme o, se si preferisce, quasi l’intero ammontare del budget per le scuole. «Sono tra gli 8 e gli 8,5 milioni di euro che ci vengono annullati in corsa e che, non lo nascondo, ci mettono in una situazione di estrema difficoltà», spiega un preoccupato Paolo Borghi, vicesindaco e assessore al bilancio del Comune di Grosseto.

La notizia dell’abolizione dell’Imu, cavallo di battaglia del Pdl a cui il governo delle larghe intese ha “ceduto” proprio in questi giorni, annunciando il cancellamento della prima rata e l’impegno a togliere anche la seconda, non è stata una buona notizia per le casse dei Comuni. Che con quei soldi fanno andare avanti i servizi per i cittadini.

«Per Grosseto sono spariti da un giorno all’altro 6,5 milioni di euro di Imu prima casa, 1,4 milioni per i terreni agricoli e circa 300 mila euro per i fabbricati in categoria D10, sempre a servizio dell’agricoltura», spiega Borghi. «E se si pensa che le entrate del Comune ammontano a circa 75 milioni di euro, tagliarne quasi il 10 per cento è un’operazione che si commenta da sola».

Per avere un metro di paragone si pensi che per il sociale il Comune spende ogni anno 6 milioni di euro; che le scuole funzionano grazie a un budget di 10 milioni di euro; che gli impianti sportivi hanno un budget di 1,2 milioni di euro (per l’ambiente e per il personale il Comune spende 20 milioni di euro per ciascuna voce).

«Togliendoci 8 milioni di euro – spiega Borghi – non solo non chiuderei il bilancio in pari ma è come se domattina dovessi smettere di dare i servizi ai cittadini». E non finisce qui.

«Se verrà aumentata l’Iva a ottobre – prosegue Borghi – dovrò trovare anche nuove risorse per compensare i maggiori costi. E, da una prima proiezione, l’aumento di un punto dell’Iva ci costerà mezzo milione di euro. Per questo, lo dico apertamente, sono molto preoccupato».

Il terzo incubo che guasta il sonno del titolare del bilancio è, poi, l’aver rimandato la chiusura dei bilanci dei Comuni al 30 novembre. «Un’assurdità – sbotta Borghi –. Tenerci in sospeso fino a un mese dalla fine dell’anno è lo specchio di come le cose stanno andando a rotoli in questo Paese. Slittando così tardi non ci permettono di fare un minimo di programmazione. E se si considera che la tesoreria chiude il 15 dicembre, praticamente si fa un bilancio per 15 giorni».

Insomma, una caporetto su tutti i fronti, per un’operazione che non convince Borghi neanche dal punto di vista politico. E il colpo di grazia lo potrebbe dare il governo. «Se i mancati introiti Imu ci vengono coperti da Roma, va bene – spiega – ma se disgraziatamente il governo non tiene fede all’impegno, o copre solo una parte, sarà un disastro. Non c’è infatti la copertura finanziaria per il bilancio».

Borghi ha già contattato molti assessori al bilancio di altri capoluoghi di provincia e anche loro sono preoccupati. «C’è chi pensa di aumentare le aliquote dell’Imu per farsele rimborsare dallo Stato – spiega –ma non mi sembra corretto farla scontare ai cittadini».

Per questo conclude con un appello e una messa in guardia: «Faccio appello ai nostri parlamentari, Monica Faenzi e Luca Sani, che sono stati entrambi sindaci e sanno cosa vuol dire amministrare un Comune, perché facciano sentire la loro voce. Il Comune è il cittadino: se lo danneggi, danneggi il cittadino». E per difenderlo il vicesindaco è pronto ad alzare la cornetta e chiamare l’avvocato: «Se non avremo la copertura ci rivolgeremo al tribunale amministrativo per far valere le nostre ragioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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