Il presidio
Uccisa da un’embolia Richieste analisi sul Dna
L’unica certezza emersa dall’autopsia è la causa della morte di Valentina Col Serviranno ulteriori approfondimenti per dare risposte certe alla Procura
ORBETELLO. «C’è carne per la nostra testa». Un’espressione efficace, quella utilizzata dal medico legale Vittorio Fineschi, l’esperto incaricato dalla Procura di stabilire le cause della morte di Valentina Col. Parole pronunciate subito dopo l’autopsia, che si è svolta ieri mattina, alla presenza dei consulenti nominati dalle parti, il dottor Adamo Maiese, per la clinica Cubellis di Vallo della Lucania (indagato è il radiologo Maurizio Tortora, 80 anni) e il dottor Roberto Martini, per i medici dell’ospedale di Orbetello. Parole che danno conto di un’unica verità, emersa fino ad ora: Valentina Col, la pallavolista diciassettenne, è stata uccisa da un’embolia polmonare. Un fatto praticamente inspiegabile, un evento eccezionale. Una tromboembolia che sarebbe partita dalla vena iliaca sinistra, una scheggia impazzita che probabilmente nessuno avrebbe potuto fermare.
Le risposte che i medici dovranno dare sono molte.
Valentina Col, quando è arrivata all’ospedale di Orbetello, aveva subìto cinque giorni prima un trauma toracico importante. Nel suo polmone era presente un addensamento che potrebbe aver provocato un versamento pleurico. Ma l’embolia, con il problema polmonare, non c’entrerebbe nulla. Sarebbe stato un evento a sé, una scheggia impazzita appunto, partita all’improvviso.
Ora quindi ci sarà da stabilire perché Valentina sia stata uccisa proprio da quell’embolia. Se è stata causata da un fattore genetico, che non era mai stato diagnosticato. Sono casi rarissimi che non possono essere previsti. E che, quasi mai, danno segnali.
La cartella clinica di Valentina è stata acquisita dalla procura e anche in quelle carte, che saranno studiate dal dottor Fineschi, ci saranno probabilmente quelle risposte che tutti, a partire dai familiari della diciassettenne, aspettano.
Risposte che devono partire da un punto preciso: se al San Giovanni di Dio, dove la ragazza è stata ricoverata dal 21 al 25 agosto, sarebbero potuti essere percepiti i segnali di una tragedia così grande. Oppure se, come insegna la letteratura medica e come ribadiscono anche i consulenti legali, quell’embolia è stato un fatto assolutamente inaspettato.
Quello che è certo, è che all’ospedale è stato fatto tutto il possibile per salvare la vita a Valentina, dal momento in cui ha avuto il primo peggioramento, domenica mattina. Peggioramento che poi l’ha portata alla morte, a soli 17 anni.
Una tromboembolia che, tra le altre cose, potrebbe essere stata provocata anche dall’assunzione della pillola anticoncezionale. Il professor Fineschi quindi, ha richiesto analisi precisissime: dall’indagine sul dna della ragazza alla mappatura genetica. E grazie all’esame al microscopio, la Procura saprà se Valentina aveva contratto, già prima dell’incidente sulla spiaggia di Palinuro, dove è caduta durante una partita di beach volley, una broncopolmonite.
Intanto, potrebbe salire il numero degli indagati.
I genitori della ragazza sono stati sentiti dai carabinieri di Roma. A loro avrebbero detto che Valentina, a Marina di Camerota, sarebbe stata visitata anche da un medico di base che le avrebbe consigliato di sottoporsi a una radiografia. Esame che poi la ragazza avrebbe fatto alla clinica Cubellis e che avrebbe evidenziato l’infrazione dell’ottava costola sinistra.
@francegori
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