Il Tirreno

Grosseto

Sangue sbagliato o crisi respiratoria Esperti a confronto

di Francesca Gori e Pierluigi Sposato
Sangue sbagliato o crisi respiratoria Esperti a confronto

Prime ipotesi dopo l’esame sul corpo del 76enne Degli 11 indagati molti sono destinati a uscire dall’inchiesta

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GROSSETO. Sergio Fiorini potrebbe non essere stato ucciso dalla trasfusione sbagliata. O meglio: la causa della morte del settantaseienne non è direttamente correlata con quel sangue di gruppo differente dal suo. Ma per stabilire se la trasfusione che erroneamente è stata fatta all’ex agente di commercio abbia aggravato la sua condizione di salute uccidendolo, serviranno altri esami. L’autopsia effettuata ieri sulla salma dell’anziano ha chiarito soltanto un aspetto, per ora: non c’è stata, dopo la trasfusione, coagulazione vasale. Fiorini quindi, nonostante l’errore dell’infermiera, sarebbe morto per insufficienza respiratoria.

Risposte certe, ovviamente, non ce ne saranno prima di 90 giorni. Ci saranno alcune anticipazioni, a breve, richieste dalla Procura al medico legale incaricato dell’autopsia. Alessandra Turillazzi, dell’Università di Foggia, dovrà rispondere sostanzialmente a un quesito: se le condizioni di Fiorini siano precipitate, come sostiene il consulente della famiglia, a causa di quella trasfusione o se invece (è l’opinione di Roberto Martini, consulente dei medici indagati) non esista un nesso causale tra le due cose. Serviranno i riscontri istologici però, e solo grazie a quelli arriveranno nelle mani della Procura qualche risposta e qualche certezza in più. Per affermare infatti che la trasfusione ha ucciso il paziente - sostengono i consulenti - è necessario produrre prove scientifiche inconfutabili. Un parere, quello del medico legale, che va in una direzione diversa da quella, ovviamente, imboccata dai familiari di Fiorini che invece imputano a quell’errore la morte del settantaseienne.

L’infermiera, quell’errore, lo ha ammesso subito agli uomini della squadra mobile della questura, quando è stata sentita subito dopo la denuncia presentata dai familiari.

«È stata tutta colpa mia», avrebbe detto, disperata, ai poliziotti.

Ieri, l’avvocato Alessandra Silvestri, che segue la famiglia Fiorini, ha chiesto il sequestro della sacca di sangue. Sequestro che è stato autorizzato. «La sacca però era vuota - ha spiegato - e questo potrebbe complicare le analisi successive». Vuota, perché quel sangue destinato al paziente del letto accanto a quello di Fiorini sarebbe stato poi trasfuso all’uomo che ne aveva necessità urgente.

L’avvocato ha partecipato con i suoi consulenti medico-legali (Carlo Bernabei di Milano, Giuseppe La Monaca di Roma e Stefano Pierotti di Lucca) al conferimento dell’incarico in Procura, nello studio della dottoressa Laura D’Amelio, poco dopo mezzogiorno. C’erano anche gli avvocati Giorgi (anche per Valle), Galli, Oneto, Cerboni, legali degli indagati, cioè l’infermiera Giuliana Tondini e il medico Alessandro Panella della rianimazione, il medico di medicina interna Carlo Francesco Vagheggini, i medici di pnemologia Maria Giovanna Migliorini e Bruno Sposato, i medici di malattie infettive Silvia Chigiotti, Tiziana Carli, Barbara Ricciardi, Maria Pia Allegri, Maria Piera Riccardi, Cesira Nencioni.

Tutti consapevoli che al momento la loro posizione non può essere differente, tutti consapevoli che i risultati di autopsia e indagine finiranno per escludere molti di loro dal fascicolo.

Del resto, l’avviso per il quale è stato dato incarico per l’autopsia parla solo dell’articolo 589 del codice penale, cioè di omicidio colposo, senza attribuire alcuna condotta a nessuno di loro. Un accertamento a vasto raggio che in questa fase preliminare non può avere natura diversa.

In Procura anche Stefano e Barbara Fiorini, i figli di Sergio. Non hanno voluto parlare, rinviando al loro difensore ogni valutazione sulla vicenda.

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