Il Tirreno

Grosseto

Stessi reparti, stesse ore Esposto su un’altra morte

di Gabriele Baldanzi
Stessi reparti, stesse ore Esposto su un’altra morte

Il 12 agosto si spense un anziano, ricoverato a lungo nel letto accanto a Fiorini I familiari denunciarono subito possibili errori, l’inchiesta è tuttora in corso

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GROSSETO. Il 12 agosto scorso, due settimane prima della morte di Sergio Fiorini, all’ospedale Misericordia di Grosseto si era verificato un altro decesso poco chiaro, a cui aveva fatto seguito _ nell’immediato _ una dettagliata denuncia all'autorità giudiziaria da parte dei familiari del defunto. Il pubblico ministero incaricato delle indagini, il dottor Salvatore Ferraro, aveva subito nominato un consulente tecnico e disposto l’autopsia, che è stata effettuata nei giorni successivi.

Efrain Sarmiento Bermudez aveva 78 anni. Era un cittadino colombiano, giunto in Italia il 21 giugno per riabbracciare la figlia Adry Janeth (sposata con un italiano e residente a Gavorrano), la nipotina e il genero. Una vacanza conclusa purtroppo con un funerale. Bermudez, infatti, moriva il 12 agosto, alle prime luci dell’alba, nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale grossetano, dopo una prolungata degenza nel padiglione delle malattie infettive.

Ed è qui che i due anziani, Sergio Fiorini ed Efrain, si conoscono e fanno amicizia, per quanto ci sia tra loro una barriera: la lingua. Sono in due letti vicini, il 150 e il 151. Mangiano più o meno le stesse cose. Si fanno coraggio con gli sguardi. Sergio praticamente assiste all’agonia del militare colombiano.

I familiari, che ancora addolorati raccontano questa storia, attendono ora di conoscere la verità, aggrappandosi a quel verbale in cui la Questura di Grosseto _ 14 giorni prima della scomparsa di Fiorini _ ha registrato il racconto del calvario di un altro uomo sfortunato, arrivato sano nel nostro Paese e tornato in Colombia in una cassa di legno.

Ilio Fabbri è il genero del defunto. «Abbiamo fatto un esposto alla magistratura _ racconta _ per vederci chiaro sulla morte di mio suocero. Ad oggi, infatti, non sappiamo cosa ne ha provocato l’arresto cardiocircolatorio. Di certo c’è che la sera della domenica prima della morte gli furono somministrate due sacche di sangue. Probabilmente una coincidenza. Noi, però, ancor prima di apprendere gli ultimi fatti di cronaca, abbiamo messo tutto in mano alla Procura di Grosseto. Non ci sbilanciamo e non vogliamo incolpare nessuno prima di aver valutato il verdetto del medico legale che ha eseguito l’autopsia. In questo momento proviamo rabbia e ci sentiamo in debito morale verso Bermudez. Crediamo sia importante quindi portare a conoscenza di tutti la nostra storia anche per far sì che vengano eliminate quelle carenze alle quali sono sottoposti i pazienti in certi reparti».

C’è lucidità nelle parole di Ilio, così come nel racconto di Adry Janeth (la figlia del defunto) e della madre Rosa, i congiunti di Bermudez, le persone che gli sono rimaste vicine fino all’ultimo.

Bermudez era un militare in pensione dell'esercito colombiano. Una persona conosciuta a Bogotà. Aveva perso un figlio, anni fa, anche lui un militare, tirato giù dalla guerriglia mentre su un elicottero sorvolava una collina vicino alla capitale. In Maremma era arrivato insieme alla moglie, per passare un po’ di tempo con la famiglia di Adry Janeth. Non si vedevano da tre anni. Prima di partire si era sottoposto a una serie di esami clinici e aveva avuto il via libera dei medici per sorvolare l’Atlantico e sobbarcarsi quelle 18 ore di volo.

Due giorni fa si è celebrato il rito funebre, con picchetto militare, a Bogotà.

A riportare la salma in Sud America (il cadavere è rimasto due settimane nella cella dell'obitorio di Grosseto) sono state la figlia e la moglie.

La notizia della scomparsa di Bermudez, della sua inspiegabile agonia, è rimbalzata anche sui media colombiani.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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