Il presidio
Sangue sbagliato Indagati i sanitari di malattie infettive
Tra gli 11 avvisi di garanzia ci sono il medico e l’infermiera Verusio: «Stabilire cosa è successo prima della trasfusione»
GROSSETO. Chi si aspettava che l’indagine sulla morte di Sergio Fiorini si fermasse al solo coinvolgimento del medico rianimatore di turno e dell’infermiera che ha materialmente praticato la trasfusione sbagliata al settantaseienne di Roccalbegna, non aveva fatto i conti con la denuncia presentata dai figli dell’uomo. Che in questura, insieme al loro avvocato Alessandra Silvestri, hanno fatto alcune domande: perché Sergio è morto se era stato ricoverato per una polmonite? Perché quell’infezione non è stata curata? E perché allora, è stato necessario il trasferimento dal reparto di malattie infettive, dove era arrivato l’8 agosto e quello di Rianimazione, dove l’anziano era rimasto per tre giorni prima della morte? Sono queste le domande alle quali la Procura di Grosseto vorrà dare delle risposte. E proprio per questo, gli avvisi di garanzia che sono stati emessi ieri sera dalla Procura sono stati notificati, oltre al medico e all’infermiera del reparto di Rianimazione, anche ai sei medici delle Malattie Infettive e ad altri tre sanitari che avevano curato il capocaccia della squadra di Castello durante le prime settimane di ricovero.
«Non ho ancora un’idea precisa di tutta questa faccenda - dice il procuratore generale di Grosseto Francesco Verusio - perché nel reparto di Rianimazione è stato fatto un errore imperdonabile. E su questo credo che ci sia poco altro da aggiungere, ma dobbiamo comunque aspettare il risultato dell’autopsia per capire come mai Fiorini è morto». Il perché di quei nove avvisi di garanzia ai medici del reparto di Malattie infettive e ai sanitari che avevano in qualche modo seguito il caso dell’ex agente di commercio, è presto spiegato. Oggi si svolgerà l’autopsia sul corpo di Sergio Fiorini, che è stata affidata ad Alessandra Turillazzi, anatomo patologo dell’istituto di medicina legale dell’Università di Foggia. E proprio da questo esame potranno arrivare le prime risposte. «Se dall’esito dell’autopsia emergesse che Sergio Fiorini non è morto a causa di quella trasfusione che risulta essere stata interrotta immediatamente - aggiunge Verusio - dovremmo ovviamente chiederci dove è stato l’errore, se di errore si può parlare». Guardare indietro, insomma. «E per permettere la nomina di un consulente per l’autopsia - spiega - è necessario ovviamente avere un’informazione di garanzia. L’iter che abbiamo seguito è questo». Un iter normale che però ora fa virare leggermente il timone in un’altra direzione: quella che porta al reparto di malattie infettive dove Fiorini è stato ricoverato per una polmonite. Un percorso, quello fatto dall’uomo tra le corsie dell’ospedale, che dovrà quindi essere chiarito punto per punto. Fermo restando che la trasfusione ricevuta dall’anziano, era destinata al suo vicino di letto. E che per quell’errore, i nomi iscritti nel registro degli indagati, sono quelli del medico e dell’infermiera della Rianimazione.
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