Il Tirreno

Grosseto

«Vogliamo sapere perché la polmonite non è stata curata»

di Francesca Gori
«Vogliamo sapere perché la polmonite non è stata curata»

I dubbi dei familiari di Sergio Fiorini, l’uomo morto domenica per la trasfusione sbagliata Formalizzata la denuncia da parte dell’avvocato, ieri in questura anche il primario di Rianimazione

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GROSSETO. Non c’è solo l’incredulità per un errore umano che non avrebbe dovuto verificarsi. Ci sono anche tante altre domande che i familiari di Sergio Fiorini, l’uomo di 76 anni morto nel reparto di Rianimazione dopo che un’infermiera lo ha scambiato per il paziente del letto accanto praticandogli una trasfusione. Domande che cominciano proprio dal peggioramento del suo stato di salute, dopo che era stato ricoverato al Misericordia per una polmonite.

Ieri a Grosseto è arrivato l’avvocato Alessandra Silvestri, che ha formalizzato la denuncia presentata dai figli e dalla moglie del capocaccia che ha insegnato a sparare al sindaco di Verona Flavio Tosi.

«La domanda che i figli di Sergio si continuano a fare - dice il legale milanese - sono tante. Ma ce n’è una su tutte alla quale pretendono venga data risposta: perché quella polmonite non è stata curata? Perché Sergio è finito nel reparto di Rianimazione?». Domande che sono contenute nella querela presentata da Barbara e Stefano. I due figli di Sergio non si danno pace. «Ci sono altre cose da chiarire - aggiunge l’avvocato Silvestri - e siamo fiduciosi che la magistratura cercherà quelle risposte». Secondo la ricostruzione fatta dai familiari di Fiorini, Sergio quando è arrivato all’ospedale con la polmonite non presentava problemi che facessero presagire un finale come questo. Ma è quello che è successo il giorno in cui è stato compiuto l’errore, lo scambio di paziende al quale fare la trasfusione, che ha lasciato sgomenti i figli e la moglie di Fiorini.

L’infermiera infatti, avrebbe fatto quella trasfusione intorno alle 11 del mattino. Si è subito accorta dell’errore e ha dato l’allarme. I medici sono intervenuti immediatamente. «Ma quando all’ora di pranzo i parenti di Fiorini sono andati a trovarlo in reparto - dice l’avvocato - lui era quasi supino e quella posizione è sembrata subito strana». All’ora di pranzo, però, l’errore era già stato commesso. Ma nessuno ha parlato con i parenti del settantaseienne. La famiglia sarebbe stata avvertita soltanto alle 18. «È allora che la figlia di Fiorini è andata in questura - spiega ancora l’avvocato - per sporgere denuncia. Lo ha fatto prima che suo padre morisse». Erano le 21 circa quando il cuore di Sergio il capocaccia si è fermato. «Durante la domenica i familiari sono stati lasciati fuori dal reparto a lungo - spiega ancora l’avvocato - ma nessuno è uscito a dire loro qualcosa». Trovare le parole giuste per dire di aver sbagliato. Di aver fatto un errore che la stessa Asl ha riconosciuto subito. «L’unica cosa che ci interessa - aggiunge l’avvocato - è sapere cosa è successo davvero, sapere perché la procedura non è stata rispettata, visto che esiste un protocollo sulle trasfusioni che è molto preciso». È qui il nodo da sciogliere. È qui che potrebbe essersi verificato quell’errore che i sanitari del reparto di Rianimazione hanno tentato di rimediare subito. Ieri intanto, la procura non aveva ancora emesso gli avvisi di garanzia. Due sembrerebbero essere certi, anche se in questura sono stati ascoltate anche altre persone, a partire dal primario del reparto, Roberto Madonna. Le indagini sono state affidate agli uomini della squadra mobile di Grosseto.

L’Asl intanto, sta proseguendo con la proprio indagine interna che servirà a stabilire quello che è successo in Rianimazione per attribuire le eventuali responsabilità.

È stata la stessa azienda sanitaria a rendere pubblico quello che era successo nel reparto e a spiegare che si è trattato di un errore. «Ora, però - dice ancora l’avvocato - bisogna stabilire se Sergio Fiorini è morto perché appunto ha ricevuto quel sangue o sei i due episodi sono indipendenti. Finché non ci sarà l’autopsia, nessuno sarà in grado di dare alla famiglia la risposta che merita di avere».

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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