Il presidio
Rifugio invenduto, taglio ai lavori
Il Comune è costretto a rinunciare a 50mila euro di opere pubbliche
CASTEL DEL PIANO. I soldi per i lavori pubblici di Castel del Piano sono legati alla vendita di un rifugio in montagna. Il rifugio non si vende e così il budget per i lavori ipotizzati si abbassa. Di 50mila euro.
Con delibera 94 del 29 luglio scorso, la giunta di Castel del Piano ha tagliato di 50mila euro i 200mila previsti per le opere pubbliche. Il motivo è che non si è venduto il rifugio San Felice di proprietà comunale, nella parte alta della montagna.
Il Comune (foto) ormai da tempo sta tentando di venderlo e nelle previsioni di bilancio era, appunto, inserito l’importo di 200mila euro che è la base d’asta da cui si parte per la vendita all’incanto. Non essendo stato venduto, dunque, il Comune ha abbassato la cifra di base, portandola da 200mila a 150mila euro e ha inserito la cifra, ipotizzando la vendita della struttura, come budget da impiegare nei lavori pubblici. La variazione è stata dunque inserita nel bilancio preventivo approvato venerdì sera dal consiglio comunale con il voto contrario della minoranza.
A proposito di lavori pubblici, Sandro Ginanneschi e Mariella Frediani, dichiarando il voto, si sono richiamati al rispetto della volontà dei cittadini e hanno fatto una lunga lista delle aspettative della popolazione rispetto al lifting del paese di Castel del Piano.
«Sono i problemi quotidiani quelli che interessano la popolazione – spiegano i due consiglieri –. Il piazzone non siamo riusciti ancora a dotarlo di erba, l’irrigazione automatica è inesistente, le luci sotto le panchine creano disturbo alle persone. Ma soprattutto grandi sono le aspettative sul restauro del monumento ai caduti. I nomi dei piccoli colonnini, dedicati a ogni caduto in guerra, ormai non si leggono nemmeno più. I prati delle due parti sono fatiscenti e abbandonati a se stessi. Così come avrebbe bisogno di disinfestazione e cura il parco dei cigni. E nessuno ha pensato di chiudere al traffico piazza Garibaldi?».
Intanto per il monumento, che fu costruito nel 1926 ci potrebbe essere lo spiraglio del centenario della grande guerra che l’amministrazione ha in animo di celebrare in sintonia con l’Istituzione Imberciadori. Già sono previsti molti interventi e ricerche. Chissà se i nomi scolpiti in quei colonnini, gloria della comunità, torneranno a essere leggibili».
Fiora Bonelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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