Il Tirreno

Grosseto

Inceneritore: «Fuori norma da gennaio»

di Paola Villani
Inceneritore: «Fuori norma da gennaio»

Il Comitato per il No si rivolge alla Procura per chiedere un controllore terzo sull’impianto di Scarlino rispetto alla Provincia

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FOLLONICA. La Procura di Grosseto e i cittadini devono sapere: da gennaio le fuoriuscite prodotte dalla Scarlino Energia non erano a norma. Parola di Comitato, che ieri mattina ha mostrato i dati dei quali è in possesso. «La Provincia è inattendibile e inadeguata rispetto al controllo delle emissioni inquinanti dell'inceneritore di Scarlino, era da gennaio che l'impianto produceva esalazioni non a norma e l'ente provinciale lo sapeva». Il comitato No all'inceneritore, con il sostegno del Forum ambientalista di Grosseto, di Lavoro, ambiente e salute di Scarlino, e delle associazioni del Golfo Ascom, Ristoratori, Stabilimenti Balneari e Albergatori, attacca duramente l'amministrazione provinciale e l'assessore all'ambiente Patrizia Siveri, colpevoli di non saper gestire in maniera adeguata la vicenda dell'impianto scarlinese. Un’inadeguatezza che, secondo il Comitato, è stata dimostrata anche con il via libera alla riapertura dell’impianto. «Tutto parte dalla nuova autorizzazione rilasciata dalla Provincia il 2 agosto scorso (dopo uno stop di due mesi dell'attività deciso dalla stessa azienda a causa di emissioni cinque volte fuori dalla norma di diossina) – spiega il presidente del comitato Mario Monciatti – Le dichiarazioni di Siveri sarebbero comiche se non fossero tragiche».

L'assessore ha parlato nei giorni scorsi di un impianto che funziona bene e di risultati degli autocontrolli ben al di sotto delle soglie imposte dalle leggi proprio per quanto riguarda le diossine. Parole che chiaramente oggi hanno il loro riscontro. «È comica – spiega Monciatti - o meglio tragica l'affermazione di Siveri quando ammette che la Provincia viene sempre informata sulle emissioni dell'inceneritore. L'amministrazione provinciale quindi sapeva e non ha detto nulla dimostrando ancora una volta di essere inadeguata e inattendibile. La sua sembra una difesa a spada tratta nei confronti di un'azienda privata: da marzo per lo meno, e lo testimoniano i documenti, la Provincia sapeva degli sforamenti di diossina e non lo ha comunicato ai cittadini e neppure ha fatto chiudere preventivamente l'impianto. Questa è una grave responsabilità. Il compito dell'ente provinciale è quello di controllare e invece questa vigilanza è mancata». Documenti alla mano (lettere di Arpat e di Scarlino Energia) che parlano chiaro: a quanto sostengono dal gruppo da gennaio scorso l'inceneritore produceva emissioni non a norma rilasciando nell'aria diossina, materiale molto inquinante e altamente nocivo per la salute umana. «L'Arpat – spiega Roberto Barocci del Forum ambientalista – aveva informato la Provincia, che ha obblighi di controllo e verifica sull'inceneritore, con nota del 15 marzo dell'esistenza di anomalie nelle emissioni, relative agli esiti del campionamento effettuato il 5 febbraio e della necessità di maggiori dettagli e controlli. Ma la società Scarlino Energia nonostante i solleciti di Arpat non ha comunicato i dati anomali e solo dopo che Arpat li ha prelevati in azienda con un controllo non programmato il 31 maggio li ha inviati alla Provincia nello stesso giorno, cioè dopo quasi 4 mesi dal campionamento. Quindi sono stati fuori norma, consapevolmente, da gennaio ad aprile sul camino E1 spento ad aprile, e da febbraio a giugno sul camino E2, comunicando i dati solo il 31 maggio. E questa sarebbe la capacità di autocontrollo dell'azienda che è stata riconfermata dalla Provincia? L'ente pubblico sapeva eppure lascia nuovamente ad un soggetto inaffidabile le verifiche?».

Dubbi che continuano a maturare nella testa dei membri degli ambientalisti che da anni si battono contro l’impianto di Scarlino Energia. «Una serie di eventi bizzarri – li definisce Monciatti – che messi insieme non depongono a favore dell'amministrazione provinciale, e per questo invieremo una lettera alla Provincia e alla Procura dove chiediamo che vengano resi noti i dati e che venga almeno individuato un soggetto terzo che vigili sulle emissioni».

Una richiesta che quindi è partita per via Monterosa, a Grosseto. Da dove gli ambientalisti sperano ora di ottenere risposte.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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