Il Tirreno

Grosseto

«Troppe ombre su quel campeggio»

di Francesca Ferri
«Troppe ombre su quel campeggio»

Bando precipitoso, garanzie trascurate, soldi persi: Amarugi ricostruisce la storia del camping comunale di Principina

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GROSSETO. Una vicenda sulla quale ancora tanti interrogativi, contenuti in due esposti, restano senza risposta. Così l’avvocato Tania Amarugi, ex consigliere di Movimento Bene Comune, sintentizza la vicenda del campeggio di Principina a Mare, struttura comunale affidata dal 2009 alla società in house Investia alla ribalta in questi giorni perché il Psi grossetano ne invoca la vendita. Proprio la mozione, presentata da Francesco Giorgi, sarà discussa oggi in consiglio comunale.

Una discussione nella quale il campeggio entrerà con un bagaglio pesantissimo sulle spalle. Il campeggio, ormai è noto, ha infatti un passato tormentato. Affittato fino al 2008 alla Puma per un canone annuale di 400mila euro, fu di nuovo messo a bando nel 2009 – anno in cui la sua gestione passò ad Investia – per cercare di ricavarne qualcosa di più. Passò quindi alla Hidalgo, che però, dopo aver pagato solo una parte del dovuto, sparisce portandosi dietro anche 75mila euro di quote già versate dai campeggiatori. Oggi il campeggio è gestito da una nuova società, ma a giudizio di molti non è un buon investimento. Da qui la richiesta di venderlo.

Queste però sono già questioni “future”. È piuttosto al passato che corre la memoria dell’ex consigliere Amarugi e, in particolare, a quella gara di aggiudicazione del 2009 che non l’ha mai convinta del tutto. Una gara sulla quale Amarugi ha presentato un esposto nel novembre 2010 sia alla magistratura ordinaria che a quella contabile, seguito da una memoria e dalla richiesta al consiglio comunale di creare una commissione d’inchiesta . Due tentativi di far chiarezza rimasti senza risposta.

«All’epoca la questione del campeggio era sottovalutata e invece a mio parere andava affrontata», spiega Amarugi. A cosa si riferisce l’avvocato? A quel bando di gara del 2009. Dove i lati “oscuri”sono tanti e, secondo Amarugi, sufficienti a invalidarlo.

Il primo rilievo che Amarugi ha sollevato riguarda la tempistica. Investia ha attivato la procedura di gara per l’affidamento della gestione del campeggio il 3 gennaio 2009, ma solo il 28 gennaio successivo il Comune completò le pratiche per inserire nel patrimonio di Investia il campeggio. La domanda è: come può una società gestire un bene che non è ancora suo?

Amarugi ha anche reso noto alla procura che nella gara Investia indicò come base di accesso un canone non inferiore a 400mila euro annui: quale autorizzazione e su quale parametro fu scelta quella somma, chiede Amarugi, visto che la perizia di stima è successiva (20 gennaio)? «Rispondendo alla mia interrogazione – spiega Amarugi – il sindaco Bonifazi disse che avevano anticipato le procedure per non perdere tempo nell’individuare un nuovo gestore, ma chiedo: le regole sono state rispettate?».

Oltre alla tempistica, c’è un altro aspetto che invoca chiarezza. «A differenza di quanto è stato detto – spiega Amarugi – la società Marconi, prima aggiudicataria provvisoria, non rinunciò volontariamente al campeggio, ma fu esclusa perché non presentò la polizza bancaria e assicurativa a garanzia che avrebbe onorato il canone d’affitto. Per questo la gestione fu affidata alla seconda classificata, la Hidalgo. Eppure neanche Hidalgo ha provveduto a presentare le due polizze».

Il dubbio più inquietante è però relativo alle condizioni economiche della società Miramare srl – e poi dalla Gif Società agricola srl, che dovevano garantire per la Hidalgo al momento di partecipare alla gara. «In buona sostanza – spiega Amrugi – Hidalgo non era nelle condizioni economiche di fornire garanzie dirette. Ciò fa dubitare che siano state esercitate tutte le tutele».

Ciliegina sulla torta amarissima della vicenda è la compagnia di assicurazioni, la Medfinance spa, che appena 75 giorni dopo la stipula della fidejussione assicurativa è stata cancellata dall’elenco degli intermediari finanziari dalla Banca d’Italia perché ritenuta inaffidabile. E infatti Investia sta ancora aspettando di riscuotere il dovuto.

«Purtroppo ad oggi, tre anni dopo, queste domande sono ancora tutte sul piatto – spiega Amarugi –. Ho chiesto più volte alla magistratura notizie dell’esito delle indagini senza avere risposta. La Corte dei conti ha invece risposto che, a meno che non si producano le prove di danno patrimoniale, non si può aprire l’istruttoria».

Con questo passato il campeggio si appresta, dunque, a mettersi sul mercato. «Io non sono più consigliere, ma continuo a seguire la vicenda come cittadina. Non conosco il contenuto della mozione ma mi auguro che questa proposta di vendita sia l’inizio di una operazione di chiarezza», conclude.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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