Il Tirreno

Grosseto

Quel bravo capocaccia che fu maestro di Tosi

di Francesca Gori
Quel bravo capocaccia che fu maestro di Tosi

Sergio Fiorini avrebbe compiuto ieri 76 anni: faceva parte del Castello È stato lui ad organizzare la prima battuta cui partecipò il sindaco di Verona

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GROSSETO. Il modo di fare era quello di chi sapeva tenere separato il gioco dalle cose serie. Di chi sapeva qual era il valore della vita. Sergio Fiorini è morto dopo che all’ospedale, nel reparto di Rianimazione, gli è stata fatta una trasfusione. Quella sacca di sangue, però, non era per lui. Ieri sarebbe stato il suo compleanno. Avrebbe compiuto 76 anni. Ieri invece, i suoi familiari e i suoi amici, gli auguri non hanno potuto sussurrarglieli nemmeno all’orecchio. Lo avrebbero fatto, se fosse stato ancora in Rianimazione. Invece era già all’obitorio, dove la figlia, il figlio e la moglie attendono ora di sapere quando si svolgerà l’autopsia. E gli amici, le tante persone che Fiorini conosceva, lo aspettano per l’ultimo saluto.

Sergio Fiorini, classe 1937, era nato a Roccalbegna, dove aveva lasciato un pezzo di cuore, oltre a tanti amici e una grande passione: quella per la caccia. Era il capo, lui, della squadra del Castello. Quella di Triana, appunto. Cacciatore vecchia maniera, chi era in squadra con lui aveva imparato a capire quando si poteva scherzare e quando invece c’era da stare seri. «Aveva un’attenzione maniacale per la sicurezza - raccontano i compagni di squadra - e spesso siamo stati anche richiamati. Diceva sempre che a caccia non si poteva sbagliare. Che ogni sbaglio, sarebbe stato fatale». Parlava ai suoi compagni senza sapere cosa gli sarebbe successo dopo il ricovero in ospedale e dopo che le sue condizioni si erano aggravate.

Viveva ormai a Grosseto da anni, si era trasferito in città per motivi di lavoro. Dal 1979 Fiorini era iscritto all’albo degli Agenti di commercio. Faceva il rappresentante per la Menu, società che distribuisce generi alimentari per la ristorazione. Chi lavorava nei locali e nei ristoranti della provincia aspettava con impazienza l visita di Fiorini. «Perché aveva sempre il sorriso pronto - raccontano gli amici - e perché sapeva stare allo stare allo scherzo».

Fiorini viveva nella sua casa di via Monte Bianco con la moglie. Aveva due figli grandi che aveva fatto studiare. A loro, aveva dedicato tutta la sua vita, per farli diventare architetto e ricercatore.

Ma appena poteva, chiudeva la porta di casa e si rifugiava in montagna. La sua casa era alla Rocca, nel centro storico e qui si dedicava ad accudire le sue piante di olivi nella campagna rocchigiana.

Faceva tutto questo, Sergio Fiorini. Ma soprattutto andava a caccia. E aveva una delle squadre più forti della Maremma. Una squadra storica che ha tenuto a battesimo anche il sindaco di Verona Flavio Tosi, che ha sparato a un cinghiale, per la proima volta in vita sua, proprio nella riserva del Castello, e proprio grazie a una battuta che era stata organizzata per il sindaco leghista innamorato della Maremma.

La squadra di Triana, fondata da Achille Giusti, a quel tempo presidente Camera di Commercio è una squadra che conta almeno 50 persone con presenze eccellenti, come l’avvocato Maurizio Andreini o, appunto, il sindaco di Verona Flavio Tosi.

Cacciatori esperti, uomini abituati a stare nella macchia, a prendere la mira e sparare. Uomini che oggi invece sono piegati dal dolore. Il lutto che ha colpito la squadra e che ha attraversato come un fulmine tutta al comunità di Roccalbegna è il dolore per la perdita di un uomo che aveva dato tanto a tutti: quello che danno, le persone per bene.

Da quando era ricoverato al misericordia, dove era arrivato per un’infezione polmonare che aveva costretto i medici a trasferirlo nel reparto di Rianimazione, qualcuno dei suoi amici era andato a trovarlo. Lui, però, non li aveva visti né sentiti arrivare. Era sedato. «Lo abbiamo comunque salutato, sperando che ci sentisse - dicono ancora - È questo che vorremmo fare di nuovo, ora che se n’è andato per sempre». La sua figura, il suo caratterino. Quello che era Sergio Fiorini e che rappresentava per la squadra di caccia lo sanno i suoi amici. Che aspettano ora di salutarlo di nuovo, dopo questa morte inspiegabile che potrà essere chiarita soltanto grazie all’autopsia.

Fiora Bonelli)

Altro servizio a pag. 2 e 3

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