Il presidio
Sos dal Comitato civico «Così si uccide la pineta»
Sotto accusa il taglio indiscriminato del bosco e della macchia nell’area del rogo No ai bulldozer, ma «interventi cauti, continui e capillari». Un esperto conferma
MARINA DI GROSSETO. Il 18 agosto 2012 le fiamme divorano 55 ettari di pineta a Marina: quel che sopravvive viene raso al suolo e per questo autunno si parla di un intervento di pulizia approfondita. Ma oggi, come allora, c’è chi non condivide il percorso imboccato nel recupero dell’area verde. Il Comitato civico di Marina continua ad attaccare e a chiedere garanzie. Il gruppo offre anche spunti, avvalorati da studi scientifici. Senza considerare il mondo che ruota attorno al Wwf e agli esperti del settore. Tanti sono concordi: di questo passo la secolare pineta sarà rovinata. Cambierà volto. Per sempre.
«Per la pineta di Marina – dicono dal Comitato _ occorre adottare il principio della selvicoltura sistemica, come già avviene in quella del tombolo di Cecina». Insomma, «non è possibile una programmazione a lungo termine. Nessuno può sapere cosa accadrà in questi luoghi decenni più tardi. È per questo motivo che chiediamo a gran voce sia fatta una programmazione d’interventi, nelle nostre pinete litoranee, che segua i principi delle “tre c” della selvicoltura sistemica: interventi cauti, continui e capillari. Operazioni minime e a basso impatto (che se fossero inopportune, consentirebbero a posteriori rapide correzioni), tagli mirati di piccoli gruppi di alberi o cespugli (se necessario) senza bulldozer e con la visione della pineta come un mosaico differenziato, non una monocultura».
Poi la stoccata: «Non si possono decidere operazioni così radicali, drammatiche e irreversibili _ dicono dal Comitato parlando delle potature messe in atto nel post incendio e della pulizia “a raso” annunciata per l’autunno _ senza consultare esperti di alto livello, o magari docenti universitari delle facoltà di Scienze per la conservazione delle foreste e della natura».
Mancano, sempre secondo il Comitato, anche gli studi approfonditi della situazione a mesi di distanza dall’incendio per valutare possibili capacità di ripresa di tante piante superstiti. Una dimostrazione di «precipitose capacità decisionali, politiche più che tecniche» emerse da parte di chi ha diretto il dopo incendio: «Un intervento drastico con conseguenze irreparabili e altamente impattanti sul territorio».
Poi l’attacco ai privati, proprietari di grosse zone di pineta: «Lascia perplessi l’amore dichiarato per la pineta: verde abbandonato per decenni al totale degrado e fatto rasare al suolo dopo un incendio che l’aveva colpito a strisciate».
E ancora l’interrogativo: «La nostra bellissima pineta svenduta “conto legno” è da considerare comunque (a tronco, pellet o sminuzzato, perché non è rimasta nemmeno una foglia nell’area tagliata) una massa legnosa di elevato valore. Di tutta questa “roba” i soldi chi li ha presi?».
Anche il professor Fausto Corsi, forestale e ornitologo, si schiera con il Comitato: «Sono sconcertato davanti a quanto sento spesso asserire sulla pineta e ancora di più davanti a quello che di conseguenza si è progettato e iniziato a fare».
Corsi ricorda come la pineta, aldilà degli impianti lorenesi e più recenti, sia «documentatamente archeofita, cioè presente fin dai tempi dei Romani. Qualcosa di grande valore, con alcune orchidee spontanee (almeno 15 specie) che crescono solo da queste parti». Così come c’è una fauna di grande importanza scientifica. Senza considerare che la pineta è «zona protetta dalla direttiva europea 92/43. E se ci si scorrazza con i bulldozer si guasta tutto. Gli interventi portati avanti sono inadeguati e distruttivi. La manutenzione, o la “pulitura” che prevede la distruzione del sottobosco è un’azione dannosa per l’ecosistema e il paesaggio».
E la tutela contro gli incendi? Corsi propone un’altra via: «L’esempio è il tombolo di Cecina: nessuna asportazione del sottobosco. Cisterne interrate a distanza regolare lungo un’unica strada sterrata, il cui accesso è consentito solo ai mezzi della forestale; un elicottero antincendio sempre attivo ai bordi della pineta e la presenza continua di personale di sorveglianza per dare immediato allarme».
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