Il presidio
Festa grande alla Selva la chiesa riapre al culto
SANTA FIORA. Gran festa, domani, alla Selva di Santa Fiora, con la presenza di istituzioni civili e religiose, ma soprattutto con quella di tanta gente che ha contribuito a far riaprire al culto la...
SANTA FIORA. Gran festa, domani, alla Selva di Santa Fiora, con la presenza di istituzioni civili e religiose, ma soprattutto con quella di tanta gente che ha contribuito a far riaprire al culto la piccola chiesa del convento francescano della Santissima Trinità.
Di questo, infatti, si tratta. La riapertura della chiesina annessa al famoso, e un tempo potente, convento, da anni ormai chiusa perché pericolante. Adesso un restauro costato 300mila euro, che si è sobbarcato quasi del tutto la Conferenza episcopale col supporto del comune di Santa Fiora, ha permesso di riaprire al culto la chiesa dove è stata esposta per secoli la testa di quel drago che secondo la leggenda il conte Guido Sforza uccise liberando la popolazione dal mostro. Trasferita nella chiesa parrocchiale di Selva, quella testa tornerà al convento per l’occasione, custodita nella sua teca di cristallo.
Il restauro della chiesa che ha interessato tetto, fondamenta, intonaci, altari, stucchi, è stato seguito passo passo dalla gente e dall’associazione La Selva e dal suo presidente Tortelli, innamorato di questo convento che per la grande festa è stato ripulito, allestito, preparato dal contributo di tutta la gente del luogo. Un posto magico, ultimamente raccontato anche nell’ultimo libro di Lidiano Balocchi, ricercatore, giornalista, scrittore.
Un luogo, dunque, che abita nell’immaginario collettivo amiatino, tanto che la giornata della festa della patrona di Selva, la Madonna Addolorata, è celebrata non nel centro di Selva, ma nello spazio del convento e della chiesa conventuale.
Qui per domani si sono dati appuntamento in tantissimi, compresi i curiosi e gli appassionati di misteri. Tutti a vedere restauro e drago, anzi la sua mezza testa. E anche di questo “drago” che secondo la leggenda infestava l’Amiata, liberata dalla fiamme mortifere del mostro dal conte Guido nel XV secolo, si avanzano teorie e notizie.
Il signor Gonnelli, di famiglia selvaiola, spiega che la metà del teschio esposto (l’altra metà fu inviata dal conte Guido alla Chiesa della Trinità dei Monti a Roma) è il teschio di un «coccodrillo sfuggito dalla Peschiera di Santa Fiora dove era stata importata una famiglia di coccodrilli, presumibilmente a difesa dell’allevamento di trote (riservato ai sovrani della contea) separate dai coccodrilli da apposite griglie metalliche».
La cerimonia, che avrà il clou alle 17, prevede una processione con la filarmonica Pozzi e la messa con la corale di Abbadia, celebrata dal vescovo di Pitigliano Guglielmo Borghetti.
Fiora Bonelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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