Il presidio
Minaccia il suicidio dentro la caserma
Vestito con un paio di pantaloncini e una maglietta, zaino in spalla e testa bassa. È arrivato così, davanti alla caserma di piazza La Marmora, con lo stomaco in subbuglio per la fame, con la...
Vestito con un paio di pantaloncini e una maglietta, zaino in spalla e testa bassa. È arrivato così, davanti alla caserma di piazza La Marmora, con lo stomaco in subbuglio per la fame, con la stanchezza e l’esasperazione negli occhi e l’intenzione di farla finita. Lui ha solo vent’anni ed è slovacco. Da qualche mese vive come un senza tetto in città, dormendo nell’auto di un amico. Poi, anche quella sistemazione è sfumata: l’elemosina non bastava più a sbarcare il lunario e trovare un lavoro è stato per lui impossibile. Di fronte a quella disperazione c’era un uomo, un carabiniere, con quasi il doppio degli anni del ragazzo. Agitato, con tanta confusione in testa e con la disperazione di chi non riesce a vedere un futuro. Nemmeno a vent’anni.
I carabinieri hanno aperto la porta della caserma e lo hanno fatto entrare. La prima difficoltà è stata la lingua: il ragazzo parlava soltanto slovacco e per i militari tradurre le sue parole era impossibile. Ai carabinieri però, si è accesa la lampadina. Sul pc hanno aperto un sito di traduzione simultanea e hanno chiesto al ragazzo di scrivere quello che stava dicendo loro. In questo modo, frase dopo frase, sono riusciti a capire quello che era successo. Il ventenne non aveva un posto dove stare e aveva deciso di farla finita. Lo ha scritto lui, nella sua lingua, sul computer. E sullo schermo è apparsa la traduzione di quel dramma. Il giovane, dopo essersi tranquillizzato, è stato accompagnato all’ospedale. Ieri mattina, dopo essere stato dimesso, i carabinieri lo hanno accompagnato al treno. È partito per Roma.
Aveva chiesto di poter parlare con qualcuno del Consolato per capire se fosse stato possibile ottenere qualche aiuto per tornare nel suo Paese e trovare un lavoro. O in alternativa, se anche qui in Italia qualcuno lo poteva aiutare a trovare un’occupazione per vivere dignitosamente.
Senza essere costretto a trascorrere lunghe nottate in auto e giornate seduto per terra a chiedere l’elemosina. (f.g.)
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