Il presidio
Anziani truffati con false assicurazioni
I carabinieri arrestano due giovani. L’appello del comandante Iorio: «Chiamate subito il 112 se avete sospetti»
GROSSETO. Si presentava quasi sempre da solo. Il suo complice restava a debita distanza e spesso si faceva contattare al telefono, mettendo su una pantomima che spingeva soprattutto le donne e soprattutto le anziane a cadere nella loro rete. Ma dopo otto mesi di indagine, i carabinieri della tenenza di Follonica hanno messo la parola fine alle tante truffe che i due, 27 anni e 23, hanno messo a segno nella città del golfo e a Grosseto.
Ieri, per Antonio Aragione e Vincenzo Prota, di 23 e 27 anni entrambi residenti a Napoli, nel quartiere Arenaccia si sono aperte le porte del carcere, su disposizione del giudice per le indagini preliminari.
I due sono stati ritenuti responsabili di truffe ai danni di anziani commessi fra il gennaio e l’aprile 2013 a Follonica e Grosseto.
Sono state una decina le persone che si sono rivolte ai carabinieri di Follonica per raccontare come quei due ragazzi, ben vestiti e dalla parlantina sciolta, fossero riusciti a farsi consegnare belle somme di denaro. Quelle che avevano in casa, ma anche quelle che venivano prelevate direttamente in banca, dove gli anziani si facevano accompagnare dai due malviventi.
Il sistema che avevano messo in piedi era ben congegnato: si presentavano alle loro vittime spiegando di vantare un credito nei confronti di un loro parente. Un figlio, un nipote che esisteva davvero. Gli anziani, convinti di dover “ripianare” i debiti dei parenti hanno versato ad Aragione e Prota somme di denaro che, in un caso, hanno superato i tre zeri. A una donna del golfo i due sono riusciti a portare via ventimila euro.
La tiritera era sempre la stessa: si avvicinavano alle loro vittime spiegando che qualcuno fra i loro parenti dovessero ricevere dalle assicurazioni somme di denaro per rimborsi. Ma che per sbloccare quelle pratiche dicevano che fosse necessario versare cifre che andavano dai mille ai quattromila euro. E per far vedere alle loro vittime che davvero conoscevano i parenti, li chiamavano al cellulare. All’altro capo però, c’era il complice che, una volta al telefono con la vittima, metteva in piedi espedienti per non farsi riconoscere. I carabinieri, già ad aprile li avevano fermati sull’Aurelia all’altezza di Orbetello. Reduci dall’ennesima truffa e dopo aver rubato nella casa di un’anziana di Grosseto monili in oro, furono trovati dai militari con la refurtiva nascosta negli slip furono arrestati. Ora, il gip ha deciso che i carabinieri riportassero quei due ragazzi in carcere: secondo il giudice, la loro libertà avrebbe coinciso con altre truffe.
L’indagine dei carabinieri è durata otto mesi. «Chi viene avvicinato da persone che possono destare qualche sospetto - aggiunge il comandante provinciale dei carabinieri- deve chiamare subito il 112. Se i militari sono in grado di intervenire immediatamente, anche le indagini vengono risolte con più facilità e nel minor tempo. Questo è un consiglio che noi continuiamo a dare: non aspettare di presentare la denuncia, magari il giorno dopo. Ma chiamare subito la centrale operativa attraverso il 112».
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