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Tre perizie per fare interdire il padre
Per i medici babbo Baffigi era pienamente in grado d’intendere e volere. Diceva: «L’ho sposata per non finire all’ospizio»
GROSSETO. «È vero che i miei figli mi volevano con loro. Ma io volevo una famiglia! Pensandoci bene, se stavo con loro, prima o poi sarei andato al ricovero dei vecchi». Sarebbe stato questo il cruccio di Ivo Baffigi. L’uomo che a più di novant’anni aveva sposato la badante che aveva la metà dei suoi anni e che ora è iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo, non voleva finire i suoi giorni in un ospizio.
Lo aveva detto a tutti quelli che lo conoscevano, lo aveva confidato all’avvocato Alessandro Antichi, che dal 1996 segue le vicende dell’anziano. Alla fine, lo aveva fatto mettere anche nero su bianco a Romano Fabbrizzi, il consulente del tribunale incaricato dal pubblico ministero Fabio Maria Gliozzi di stabilire se l’anziano fosse capace di intendere e volere. Domanda, quella posta dal sostituto procuratore, dopo che i figli dell’anziano, Carlo e Leonildo, avevano chiesto l’annullamento del matrimonio del padre.
I due uomini infatti, avevano presentato un esposto contro Lyudmyla Yavorska, accusandola di circonvenzione d’incapace nei confronti dell’uomo. E addossandole anche il sospetto che la morte della loro madre Giuseppina, fosse stata in qualche modo provocata dalla badante.
Per il giudice per le indagini preliminari Marco Bilisari, però, la perizia di Fabbrizzi parlava chiaro: Baffigi era capace di intendere e volere, era lucido, e aveva quindi avuto la libertà di decidere da solo di sposarsi. C’era di più. Cose non contenute nella perizia e che con le parole stampate nei documenti non c’entrano nulla.
Sono quelle raccontate da chi Ivo lo conosceva bene. E gli vedeva brillare gli occhi ogni volta che pronunciava il nome di Lyudmyla. «A novant’anni riusciva ancora ad emozionarsi – dice un amico di famiglia – e nei suoi occhi si leggeva una felicità che raramente si incontra nello sguardo di persone anziane».
Ivo, quindi, era perfettamente in grado di decidere di sposarsi. Lo era nonostante l’infarto e nonostante le due emiparesi, destra e sinistra e il tremore parkinsoniano che lo aveva colpito. Lo era quindi, anche il 13 giugno del 2011 quando scrisse e firmò il suo testamento, che è stato poi depositato allo studio del notaio Detti e Menchetti, dove non è ancora stato aperto.
Non era questa, però, l’unica volta in cui Ivo ha dovuto dimostrare di essere capace di intendere e volere. Altre due volte, in soli due anni, ha dovuto combattere contro l’accusa più offensiva per un vecchio, quella di essere un rimbambito. E per entrambe le volte la risposta è stata inequivocabile: Ivo Baffigi di intendere e volere era capace. Eccome.
Perché questa insistenza, questo accanimento? Ai figli diverse “mosse” del padre non sono piaciute. Non solo quel matrimonio, organizzato di nascosto con la badante della defunta moglie, ma anche questioni patrimoniali sulla gestione di alcune case di famiglia al Giglio, isola di cui era originario il signor Ivo.
La prima richiesta di sottoporre il padre a perizia psichiatrica risale al 2010. Tutto nasce da alcuni appartamenti di proprietà dei Baffigi: Ivo, i suoi figli Carlo e Leonildo e due cugini. Gli accordi per la costruzione tra i Baffigi, costituiti in un consorzio, e il Comune di Isola del Giglio, contenuti in una scrittura privata redatta dall’avvocato Sandro Bartalini (studio Antichi), prevedono che il consorzio ceda all’ente uno degli appartamenti, del valore di 300mila euro.
Quell’appartamento è, per l’appunto, uno di quelli di proprietà di Carlo, Leonildo e Ivo e, anzi, sarebbe proprio quello poi donato da Ivo a Lyudmyla. Secondo il figlio Carlo, tuttavia, quella scrittura fu sottoscritta dal padre senza che questi ne comprendesse il significato; per Carlo sono i cugini a dover cedere un appartamento. Il passaggio di proprietà non c’è mai stato, il Comune fa causa, i cugini riconoscono le ragioni dell’ente ma Carlo è irremovibile: è convinto che il padre sia stato raggirato e chiede una perizia psichiatrica. La dottoressa che visita Ivo lo trova però perfettamente capace di intendere e volere.
La seconda richiesta arriva poco dopo. Lo scenario è un po’ cambiato. Ivo, a 91 anni, ha sposato Lyudmyla, 45, e i figli lo scoprono per caso. Carlo va su tutte le furie e sostiene che la donna abbia raggirato il padre. «Circonvenzione di incapace», tuona. Questa volta il giudice, prima di nominare un perito, vuole fare due chiacchiere con Ivo. Il colloquio dura una decina di minuti: tanto basta al giudice per stabilire che quell’uomo è lucidissimo.
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