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Saldi, fuori norma un negoziante su due
Prezzi non indicati o procedure scorrette: la municipale controlla 15 attività ed eleva 8 verbali da mille euro l’uno
GROSSETO. Tempo di saldi, tempo di furbetti: la polizia municipale, solo nel capoluogo, ne ha pizzicati ben 8 su 15 titolari di attività passate al setaccio.
Una bella media, non c’è che dire. Scatti fotografici, filmati, visite in divisa (e magari anche in borghese), segnalazioni (più o meno anonime): la squadra operativa che si occupa di scovare le irregolarità in ambito commerciale si è data da fare e i risultati sono arrivati.
Il monitoraggio dei negozi è partito una decina di giorni prima dell’avvio dei saldi estivi (6 luglio). Sotto la lente d’ingrandimento sono finite note botteghe che offrono prodotti d’abbigliamento e accessori.
Specchietti per le allodole. Ben tre gli esercizi commerciali sanzionati per saldi fasulli: lì gli uomini della municipale hanno riscontrato difformità su più di un prodotto esposto alla vendita. Tutta merce che, prima di finire sugli scaffali e fare bella mostra di sé accanto all’accattivante scritta “saldi”, prima subiva un consistente rialzo, poi veniva di nuovo ribassata. Così facendo, chi andava ad acquistare era convinto di aver concluso un ottimo affare. Cartellini dunque gonfiati prima dei saldi e poi ridotti a partire dal 6 luglio.
E i prezzi? Ma c’è anche chi si è visto sventolare davanti agli occhi una bella multa per la mancata esposizione dei prezzi: tenere la merce senza indicarne il costo è una pratica irregolare. Così facendo, infatti, si “obbliga” il consumatore a entrare nel negozio per chiedere informazioni.
I furbetti dell’anticipo. Al valzer delle sanzioni non è poi mancata, come ogni anno, la partecipazione di chi ha iniziato a vendere la merce a prezzi scontati prima del previsto: una falsa partenza in piena regola che è valsa multe per altre tre attività commerciali.
Batosta per tutti. Diversi i comportamenti, identiche le sanzioni: ognuno degli otto negozi multati – tutti, pare, con gran passaggio di clienti – ha rimediato un verbale da mille euro. Questo prevede la legge. Si tratta di una cifra che non può certo essere definita enorme, soprattutto in virtù dei grossi (e irregolari) guadagni rimediati dal furbetto di turno. Quattrini messi in cassa anche alla faccia di chi lavora con onestà, sobbarcandosi una burocrazia oltre l’assurdo e una pressione fiscale da vergogna.
Segnalazioni “dall’interno”. E spesso è proprio da loro, da quegli esercenti leali con la gente e con il fisco che partono le segnalazioni. Un modo per mettere in difficoltà il collega-rivale? Non proprio. Forse un’arma di difesa: i risultati dei diversi blitz messi in campo dalla municipale a ogni tornata dai saldi confermano la pessima tendenza all’inganno.
Ovvio, le cifre non sono sempre identiche, ma ogni volta almeno un commerciante su cinque ha il vizio di gonfiare il valore della merce la settimana prima dei saldi per poi far finta di scontarla a promozioni iniziate. Una media ben poco lusinghiera, che rischia di gettare fango su di un’intera categoria.
A tutto questo possiamo poi sommare altre due magre figure: quella fatta sempre dagli esercenti durante i controlli della finanza nell’estate 2012, un titolare di attività su tre non batteva lo scontrino; e quella dedicata a tutti i maremmani che, secondo una ricerca pubblicata dal Sole 24 Ore, sono tra i peggiori in Italia per il rischio infedeltà fiscale.
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