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«Quella chiesa depredata e “scaricata” al Comune»

di Sabino ZUppa
«Quella chiesa depredata e “scaricata” al Comune»

ORBETELLO. La tutela e la conservazione del patrimonio storico e culturale del grossetani continuano a infrangersi sui muri della burocrazia. Un esempio lampante è ad Orbetello dove la chiesa della...

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ORBETELLO. La tutela e la conservazione del patrimonio storico e culturale del grossetani continuano a infrangersi sui muri della burocrazia. Un esempio lampante è ad Orbetello dove la chiesa della Santa Maria delle Grazie, all’interno dei locali dell’ex ospedale San Giovanni di Dio, non solo versa in pessime condizioni senza essere restaurata, ma sembrerebbe essere stata privata di un pezzo di inestimabile valore, una campana del 1488 che fino a poco tempo fa era situata sulla cipolletta del tetto dell’ospedale e, dopo l’inizio dei lavori di ristrutturazione e riconversione dell’ex nosocomio lagunare non è più al suo posto.

La storia è rocambolesca ed è denunciata dal circolo culturale orbetellano “Gastone Mariotti”, che ha sempre seguito le sorti di questo monumento le cui vicende riguardano sia la vecchia giunta Matteoli che quella attuale del sindaco Monica Paffetti.

Durante la passata amministrazione di centrodestra viene deciso che nei locali dell’ex ospedale si sarebbero potuti costruire degli appartamenti. L’Asl, proprietaria dell’immobile, vende alla società Global Service che acquisisce anche l’antica chiesa.

Nel progetto di ristrutturazione complessiva era previsto che al piano terra fossero fatti dei fondi commerciali e che sotto di essi fossero costruiti dei parcheggi, per i quali la ditta costruttrice avrebbe dovuto corrispondere delle “pertinenze” al Comune di Orbetello.

Già a suo tempo la storia fece indignare il direttivo del circolo lagunare che segnalò la situazione chiedendo lumi anche alla Soprintendenza ai beni culturali. Ottenne così l’interessamento dell’onorevole Luca Sani (Pd) il quale, tramite un’interpellanza parlamentare, spuntò la promessa verbale che la ditta costruttrice si sarebbe fatta carico del restauro del bene storico.

I lavori sono poi andati avanti e sono ancora in corso di costruzione gli appartamenti, ma la Global Service, a causa di presunte difficoltà di costruzione dei parcheggi relative alla possibilità di arrecare danni ai palazzi circostanti, ha chiesto e ottenuto dal Comune lagunare la possibilità di non costruirli e, quindi, di non corrispondere le pertinenze, dando in cambio nuovamente indietro l’edificio della chiesa, per altro privato della sacrestia.

Proposta questa che, come segnalato dal circolo Mariotti, è stata anche accettata e ratificata con una delibera di giunta dello scorso giugno. Un atto che, però, sarebbe dovuto transitare dall’approvazione del consiglio comunale nella sua ultima seduta, ma che è poi stato stranamente ritirato all’ultimo momento.

«Noi non sappiamo quale sia il mezzo migliore e più economico per restituire alla comunità un patrimonio artistico di questa portata – dicono dal direttivo del circolo – venduto dalla Asl in maniera arbitraria senza il consenso della curia, con la complicità della precedente amministrazione che ha cambiato la destinazione d’uso dell’immobile prima dell’atto di vendita. Ma lasciamo giudicare la magistratura».

Il circolo rileva piuttosto altri particolari. «I parcheggi pertinenziali – spiega il circolo – non sono monetizzabili, la legge prevede che siano previsti in ogni progetto al momento della concessione della licenza. Le delibere fatte in proposito sono poco convincenti perché in giurisprudenza si contemplano solo fatti sporadici che si riferiscono a leggi regionali diverse dalle nostre. Gli oneri concessori si pagano prima dell’inizio dei lavori. Non è vero che non si possono realizzare parcheggi privati nel contesto di cui si parla perché il fabbricato adiacente al cantiere dell’ex ospedale, costruito negli anni ’70 con tecniche meno moderne, ha parcheggi interrati perfettamente agibili».

Il danno ai fabbricati lungo il confine del cantiere, che impedirebbe il completamento dei parcheggi, non sarebbe poi dimostrato. «Il tutto, valutato politicamente, – conclude il circolo – è un bel regalo alla Global Service che “si leva di torno” un edificio, senza sacrestia ove è prevista un’attività diversa, senza doversi preoccupare della sua fine».

Dunque doppia beffa: così facendo il Comune, non solo rinuncia a dei soldi, ma si riprende indietro un edificio da restaurare e senza una campana del 1500 di valore inestimabile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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