Il Tirreno

Grosseto

«Mettersi insieme, sola strategia»

di Fiora Bonelli
«Mettersi insieme, sola strategia»

Claudio Franci guarda al futuro: «Bisogna assumere una dimensione territoriale più ampia»

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CASTEL DEL PIANO. Il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci col suo governo ha preparato il bilancio 2013, bilancio di fine mandato. «Con la primavera del prossimo anno scadrà il mandato di questo consiglio e quello futuro avrà nuove regole – spiega infatti Franci – composto da sette consiglieri, quattro di maggioranza e tre di minoranza. E avremo tre assessori».

Nuovi scenari, dunque. Ai quali già guarda il sindaco uscente. «Il dibattito in corso sull’Imu e sull’introduzione della Tares è l’emblema di questo scenario – osserva Franci _e per comprenderne il significato basta vedere il peso che assumono Imu e Tares in un bilancio come il nostro. Su un bilancio di previsione, di parte corrente, di circa 4 milioni di euro l’anno, le entrate tributarie pesano per circa 3milioni e 300mila euro. Il fondo sperimentale di riequilibrio di 500mila euro ha subito quest’anno un taglio di 170mila euro e nel quinquennio 2009 - 2013 di circa 400mila euro. Bastano questi numeri per capire cosa c’è nel futuro»”

Da dove cominciare, dunque?

«Istituzioni, imprese famiglie. Bisogna operare contemporaneamente su questi tre pilastri. L’impresa è il motore del sistema economico. Occorre iniettare liquidità nel sistema, a partire dal pagamento dei crediti nei confronti della Pubblica amministrazione, incentivare l’innovazione, la ricerca e la produzione di nuovo lavoro. Noi nel nostro piccolo lo abbiamo fatto. Nel corso di questo primo semestre dell’anno abbiamo liquidato circa un milione di euro a fornitori e imprese e comunque negli ultimi anni i termini di pagamento non hanno mai superato i 90 giorni».

Riorganizzare il sistema istituzionale e i servizi: i veri nodi sembrano questi.

«È vero. L’obbligo di gestire in forma associata le funzioni fondamentali per i Comuni con popolazione inferiore ai 5mila abitanti rappresenta un cambiamento epocale. La riorganizzazione degli ambiti nei quali gestire acqua, rifiuti e trasporti è il segno del mutamenti del ruolo del Comune alla luce del processo in atto di Unione dei Comuni, in cui si sono associati scuola, viabilità, polizia municipale, tributi ecc..., con la gestione delle deleghe regionali della forestazione, bonifica e agricoltura».

Ma il difficile è la nuova gestione dei dipendenti.

«Sta nascendo un Ente nuovo che avrà 140 dipendenti e dovrà gestire tutte le funzioni fondamentali ex comunali. Siamo di fronte non solo a un cambiamento dell’organizzazione, ma a una trasformazione culturale che mette in gioco professionalità, modi di lavorare, consuetudini maturate negli anni, che produrrà un cambiamento nelle relazioni con il sistema economico e sociale locale; coinvolgerà il rapporto con le imprese, con il mondo delle professioni ecc... Questo percorso è avviato e oggi funzioni come scuola, viabilità, polizia municipale, centrale unica di committenza già operano in forma associata. Avvertiamo ogni giorno la fatica per costruire questo percorso, le resistenze. Ma proprio perché sono consapevole di queste difficoltà mi sento di affermare che occorre maggiore maturità a partire da coloro che hanno maggiori responsabilità».

Qualcuno pensa che l’Amiata sia troppo piccola per un carico simile.

«E sbaglia. In un quadro di superamento delle Province, l’Amiata unita è l’obiettivo che dobbiamo perseguire e sarà più facile con l’Unione. Infatti nel nostro futuro c’è proprio l’idea di unire i due versanti, e con la Val d’Orcia ci uniscono interessi economici, ambientali e culturali. Noi, insieme ad altri, in questo percorso stiamo facendo la nostra parte, consapevoli del ruolo che spetta al Comune che ha maggior popolazione e la maggior concentrazione e diversificazione di attività produttive».

Come pensate dunque il futuro istituzionale?

«Pensiamo al Comune come primo interlocutore nella vita della comunità, all’Unione come strumento efficace nella gestione dei servizi, ma anche come soggetto politico in grado di ridefinire strategie, alleanze politiche e di sviluppo in un nuovo contesto che dovrà determinarsi con il superamento delle Province e la riorganizzazione del quadro istituzionale regionale».

Insomma un comune con un ruolo piccolo piccolo...

«È innegabile che è cambiata l’organizzazione e degli strumenti decisionali. Prendiamo il Coseca come esempio. Inizialmente il Comune gestiva il tributo e organizzava il sistema di raccolta, smaltimento e spazzamento. Poi ha affidato la gestione del servizio alla società Coseca di cui è diventato socio. Terza fase, la legge regionale ha stabilito l’Ambito ottimale per la gestione di questa attività, nel nostro caso i Comuni delle province di Siena, Arezzo e Grosseto. Le scelte fondamentali non sono più in mano al singolo Comune».

Cosa comporta tutto questo nell’espletamento della funzione del Comune?

«Cambia sostanzialmente la concreta e tempestiva possibilità di incidere sulle scelte reali e organizzative del servizio, cambia l’effettiva potestà di decidere singolarmente sul sistema tariffario. Assumere una dimensione territoriale più ampia come Unione può essere però un elemento di forza nella contrattazione d’ambito».

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