Il Tirreno

Grosseto

Abbandonato in questura a 14 anni

di Francesca Gori
Abbandonato in questura a 14 anni

Era arrivato a Grosseto con il nonno che lo avrebbe dovuto consegnare al padre: l’uomo non si è presentato

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GROSSETO. «Ha passato tutto l’inverno con me. Ora deve pensarci sua madre». Parole che da due giorni rimbombano nelle orecchie dei poliziotti che le hanno sentite uscire dalla bocca di un padre che non voleva saperne di venire a Grosseto a recuperare il proprio figlio. Che ha 14 anni e che stava appunto tornando da casa della madre. Abbandonato come un pacco postale da due famiglie, quella materna e quella paterna, che fino a ieri mattina non ne hanno voluto sapere niente del loro figlio adolescente.

Dino (il nome è di fantasia), è arrivato a Grosseto in treno accompagnato dal nonno. Aveva trascorso qualche giorno a Roma, dove vive la madre e venerdì pomeriggio il padre, che ha origini grossetane ma vive a Lucca dove ha anche la residenza il quattordicenne, sarebbe dovuto venire in città a prenderlo. Indossava pantaloncini corti e maglietta a mezze maniche e aveva lo sguardo tranquillo di chi a 14 anni ha già dovuto fare a pugni con la vita. Di chi, ancora adolescente, è stato costretto a fare i conti con un padre e una madre che non lo vogliono. È questo che il ragazzino ha raccontato agli uomini delle volanti. Ed è questo che hanno confermato i fatti: il nonno, di fronte al rifiuto del padre di venire a prendere il quattordicenne alla stazione, ha chiamato il 113.

Aveva già chiamato il padre e si era sentito dire che non sarebbe venuto a riprendersi suo figlio. Poi aveva incontrato anche il nonno paterno, che vive in città. Ma anche a casa dell’uomo, per Dino, non ci sarebbe stato posto. Nessuno, tra i suoi parenti voleva prendersi cura, il giorno dopo Ferragosto, di quel ragazzino alto e smilzo, con gli occhi profondi e sinceri che di fronte alle scelte e alle ragioni degli adulti, ha continuato ad opporre il sorriso.

Dopo diverse telefonate e dopo varie strategie di mediazione, gli uomini delle volanti sono riusciti a ottenere la promessa da parte del padre di venire a Grosseto. «Arriverò tra un’ora e una quarto. Ma riprenderò mio figlio alla stazione», ha detto.

Il nonno, esasperato, ha deciso di aspettare che l’ex genero arrivasse. E le volanti, sono quindi rientrate in questura.

Ma alle 19, al centralino della polizia, è arrivata di nuovo una telefonata del nonno. L’anziano era ancora con Dino, alla stazione, ma del padre non c’era traccia. E di nuovo, l’anziano ha minacciato di salire sul primo treno, lasciando il ragazzino per strada, e tornarsene a Roma.

Gli agenti della questura sono tornati alla stazione e hanno accompagnato nonno e nipote negli uffici di piazza Palatucci. Ma anche lì, il nonno ha ribadito di non aver intenzione di portare il ragazzino a Roma con sé: ha spiegato che la madre era malata, che lui era troppo anziano e che era un invalido civile.

Per questo, a Roma, non ci sarebbe stato spazio anche per Dino. È stato irremovibile, il nonno. E gli agenti della questura, non hanno potuto fare altro che denunciarlo per abbandono di minore e vederlo andare via. Lasciando il ragazzino negli uffici della questura. Dino stava bene, nonostante quello che era appena successo. Nonostante che le persone delle quali naturalmente si sarebbe dovuto fidare lo avevano abbandonato lì. Come un cane in una piazzola di sosta dell’autostrada. Senza pensare al significato di quei gesti e di quelle parole pronunciate in faccia al ragazzino. È stato lui a dirlo ai poliziotti: «Babbo e mamma non mi vogliono - ha spiegato - mi mandano sempre via, mi buttano fuori casa. Io vorrei un’altra famiglia o andare in un collegio». Disarmati, di fronte a un dolore così forte da essere diventato per l’adolescente una condizione normale, i poliziotti della questura non hanno potuto fare altro che dare da mangiare all’adolescente, accendere la televisione e lasciarlo tranquillo per qualche ora. Continuando, con insistenza, a chiamare il padre del ragazzino al cellulare. Ma dall’altra parte, gli uomini delle volanti non hanno ricevuto alcuna risposta. Una ricerca che è diventata spasmodica, quella dei poliziotti: grazie all’aiuto di Dino, hanno prima rintracciato una zia che vive a Grosseto. Ma anche lei, del ragazzino, non voleva saperne. La donna ha dato agli agenti un altro numero di telefono, quello del cugino del padre di Dino. Era fuori Grosseto, ma ha rassicurato gli agenti che avrebbe fatto di tutto per rintracciare il babbo del ragazzino. Contemporaneamente, i poliziotti hanno anche rintracciato il nonno paterno. Ma dall’anziano si sono sentiti rispondere che tutto quel trambusto, gli avrebbe procurato un malore, e sarebbe andato all’ospedale proprio per quello.

Dopo il gioco dell’oca dei parenti del quattordicenne, gli uomini delle volanti hanno avvertito il pm e il tribunale dei Minori ha disposto che Dino fosse accompagnato in comunità. Una volta al sicuro, però, gli uomini della questura non si sono dati per vinti: dopo aver ricevuto di nuovo la telefonata del cugino del padre di Dino, sono riusciti a rintracciare l’uomo. Non era più a Lucca, ma a Grosseto, nella casa paterna. Nella casa del nonno che si era rifiutato per ben due volte di andare a prendere suo nipote. Il cugino glielo aveva gridato in faccia: «Devi assumerti le tue responsabilità e riprenderti tuo figlio». Ma lui, quando gli agenti sono andati a suonare a casa sua, non si è fatto trovare. Solo in tarda serata, quell’uomo di quarant’anni che aveva detto di voler passare l’estate libero da suo figlio, si è fatto vivo con i poliziotti. Ha detto che sarebbe andato in questura, ma a mezzanotte non si era ancora presentato. La svolta c’è stata ieri mattina, quando l’uomo si è presentato agli agenti per riprendere suo figlio. E anche lui, insieme ai nonni, è stato denunciato per abbandono di minore.

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