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«Rete colabrodo, ma miglioreremo»
Passaggio di testimone tra presidenti ai vertici di Acquedotto del Fiora: presto verrà prodotta energia idroelettrica
GROSSETO. Passaggio di testimone che resta “casualmente” amiatino, ai vertici di Acquedotto del Fiora. «Sarà per la magia dell’acqua della montagna», dice il nuovo presidente Tiberio Tiberi, casteldelpianese, che raccoglie l’eredità da Claudio Ceroni, di Cinigiano, presidente per 10 anni del Fiora. Ceroni ha voluto chiudere l’ultima relazione al bilancio 2012 con la famosa clip di Benigni che parla del lavoro, perché una delle certezze del vertice aziendale è che Acquedotto del Fiora sia «un fattore propulsivo di cambiamento, sociale ed economico». «Qui - ci tiene a dire Ceroni - non ci siamo limitati a dare una risposta di tipo industriale, ma anche occupazionale. Stiamo dando lavoro a imprese e aziende e abbiamo creato e mantenuto un sistema imprenditoriale importante per la nostra economia, assicurando efficienza e qualità. In 10 anni, tutto è cambiato e non mi si dica che l’acqua costa troppo. In Maremma si spendono circa 200 euro di media a famiglia, con situazioni decisamente migliorate». Costi che derivano dall’estensione territoriale enorme, densità di popolazione tre volte più alta e tubazioni tre voltre maggiori di altre città d’Italia. «Con la medesima tariffa di città come Milano - dice - facciamo i salti mortali, ma diamo un buon servizio. Basti pensare al call center guasti. Da 10 anni la professionalità è maturata, corsi di formazione, rapidità efficienza dei centralinisti, con livelli di soddisfazione utenti del 90% quasi». Ma Ceroni fa notare pure che tutto questo si scontra con una «Maremma siccitosa e senza invasi, con strutture vecchie che sentono il caldo e il freddo e su cui stiamo intervenendo per segmenti». Il neo presidente Tiberi, che raccoglie un’eredità ottima, ma anche la patata bollente della fragilità della rete, si è messo subito in moto: «È un’azienda difficile da guidare - spiega - biprovinciale, con 56 comuni da servire. Ma l’acquedotto fa investimenti importanti e rispetto agli obiettivi Ait siamo in regola. Praticamente l’azienda si autofinanzia, un meccanismo che permette di fare investimenti in proprio. La vera sfida sarà quella di avere massa critica tale da poter competere, nel 2026, in ambito europeo». Ma cosa ha in mente il Fiora per volare ancora più alto e poter trasformare i costi in ricavi? «Abbiamo messo in pista un progetto per sfruttare le dorsali per produrre energia idroelettrica - aggiunge - Dimostriamo di saper fare altro senza allontanarci dal territorio». Acquedotto del Fiora ha un numero totale di utenze attive di 233.656, con popolazione residente nei 56 comuni delle province di Siena e di Grosseto di 399.2234 unità che diventano 800.000 nella stagione estiva, con una densità della popolazione di 52 abitanti per chilometro quadrato. 358.816 le chiamate al call center, numeri altissimi che hanno avuto accoglienza per 355.768 volte. Questo a dimostrare la mole di lavoro solo per uno spicchio di attività, che risulta essere il contatto immediato con l’utenza e quello su cui si riversano le segnalazioni e le richieste immediate. «I guasti ci sono, e molti - afferma Tiberi - ma interventi precedenti e in corso hanno migliorato situazioni e condizioni. Si pensi che fino a quando non è stato costruito il piccolo invaso di Follonica, in caso di guasto bisognava portare l’acqua con le buste. Purtroppo non vi sono altri invasi. Quello del Merse che doveva essere costruito è in alto mare, molte strutture non hanno cassoni e cisterne. E la dorsale che dalla Bandinella (Castell’Azzara) porta l’acqua a tutto il territorio, è soggetta a rotture continue. Contiamo di sostituirla segmento dopo segmento, perché non ci sono soldi sufficienti per fare lavori completi ed eliminare le perdite che restano del 40%. Intanto, però, siamo attrezzati. Pensiamo che nel 2012 sono state 173 le autobotti movimentate, 4000 buste di acqua distribuite, 3260 ore di straordinario in reperibilità, 7800 contatori rotti e aggiustati, 260 riparazioni delle condotte». E infine un chiodo fisso di Ceroni che viene raccolto pari pari da Tiberi: la bufala dell’arsenico in eccesso nell’acqua amiatina: «Siamo stati i primi a mettere in rete i dati relativi all’acqua comune per comune - spiega - l’arsenico c’è in tutte le acque. Nella maggioranza di quelle che si comprano in bottiglia si raggiungono livelli anche vicini a 7. Le nostre acque, invece, hanno contenuti inferiori. Un gravissimo danno, per un territorio che ha nella risorsa acqua una ricchezza purissima e ottima e che viene mal ripagato senza motivo. Le nostre acque sono davvero super sorvegliate e dentro la norma. Controlli sia all’origine che in punti della rete effettuati dal gestore e dalla Asl». Intanto, dopo la rottura della dorsale di martedì è arrivata una nuova rottura ieri. Sempre alla Banditella. Per Tiberi, a questo punto, col testimone in mano, si prepara un week end di fuoco. Tanto per cominciare.
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