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Detriti, siringhe, tende, automobili Questa è ancora la terra di nessuno
GROSSETO. Non solo la cartaccia del panino e il barattolino del succo di frutta, ma anche cumuli di macerie, risultato di lavorazioni edilizie. Non solo bivacchi di fortuna, fatti di materassi e...
GROSSETO. Non solo la cartaccia del panino e il barattolino del succo di frutta, ma anche cumuli di macerie, risultato di lavorazioni edilizie. Non solo bivacchi di fortuna, fatti di materassi e coperte buttati per terra, ma tende da campeggio tirate su spudoratamente in una zona di passaggio. Non solo motorini che scorrazzano, ma auto che si infilano nel bosco grazie a varchi senza protezioni. E poi tratti dove la vegetazione è una fitta giungla impenetrabile a chiunque, tranne che alle fiamme.
Se l’incendio della pineta di Marina di Grosseto poteva dare una lezione di prudenza e spingere a proteggere meglio questo fragilissimo habitat esposto alla minaccia dell’uomo, si può dire che la lezione non sia stata intesa.
È bastato un breve giro, il giorno di Ferragosto, in una zona per giunta limitata della pineta, per scovare vere “chicche”. Da via dell’Argentario, in zona Rosmarina, un’ampia strada conduce dritta dentro il bosco, permettendo l’accesso alle auto. «L’accesso in realtà sarebbe vietato da un cartello – spiegano gli abitanti della zona – ma tutti se ne infischiano». La notte è un via vai di fari che infilano nell’oscurità: coppiette, tossicodipendenti, camioncini di muratori. Che lasciano pure le “tracce” delle loro “escursioni”: preservativi, siringhe, calcinacci.
Pochi giorni fa gli abitanti delle case di fronte alla pineta hanno letteralmente cacciato un uomo che, con una cariola, stava scaricando un lavabo in pineta. Ne è nato un battibecco. Ma non è stato che uno dei tanti. «Nessuno controlla – spiegano gli abitanti – abbiamo chiamato più volte i vigili urbani, segnalato ai vari assessori all’Ambiente che si sono succeduti che serviva almeno una sbarra. Niente». Un vecchio progetto della scorsa legislatura prevedeva l’appostamento con telecamere di sorveglianza mobili su auto anonime. Chissà se ne sia mai passata una.
Se la sporcizia è uno schiaffo a questo ambiente, i potenziali pericoli che costituisce l’ingresso di veicoli in pineta è una malattia potenzialmente mortale. Dalla scintilla di un motore può innescarsi un fuoco. Il vento e gli aghi secchi fanno il resto. «Eppure nessuno è venuto a pulire», spiega un signore di mezza età che porta a spasso i suoi cani poco più là, in viale dei Platani. All’altezza del civico 74 passa il fronte del fuoco dell’incendio di un anno fa. A destra inizia il deserto, a sinistra non si vede da un pino all’altro tanta è la vegetazione del sottobosco.
«Il rapporto di copertura di una pineta dovrebbe essere del 60 per cento», spiega l’assessore comunale all’Ambiente Giancarlo Tei. «Invece qua, in alcuni punti, è del cento per cento. Ovvio che bisogna intervenire e pulire».
L’ostacolo, spiegano gli amministratori comunali, è che la pineta è per lo più di proprietà dei privati e uno strumento normativo forte in grado di imporre loro di ripulire non esiste. «Una volta – prosegue Tei – la pineta veniva pulita spontaneamente dai proprietari grazie alla raccolta dei pinoli. I pinottolai venivano a raccogliere le pine e, per farlo, tenevano pulito. Quando però i pini hanno cominciato ad ammalarsi del “cimicione” e hanno smesso di produrre i pinoli, oltre al tracollo dell’attività c’è stato un abbandono della manutenzione della pineta».
È questo un altro morbo che attanaglia il polmone verde di Marina. C’è un progetto della Provincia e della Regione per introdurre un insetto antagonista e la sperimentazio è incoraggainte. È impensabile, però, credere di risolvere la pulizia della pineta aspettando che i pini guariscano, che riprendano a produrre pinoli e che i pinottolai tornino a sfalciare e sfrondare. Intanto un po’ di vigilanza in più potrebbe cominciare a sortire qualche effetto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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