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Tanti amici sgomenti E quella passione per i motorini rotti
GROSSETO. Tanti amici, minorenni, coetanei e più grandi, frequentati sia nella vita reale che nei tantissimi contatti via Facebook; persone oggi incredule che si rifiutano di commentare. Una vita...
GROSSETO. Tanti amici, minorenni, coetanei e più grandi, frequentati sia nella vita reale che nei tantissimi contatti via Facebook; persone oggi incredule che si rifiutano di commentare. Una vita sociale viva; una ragazzina ormai “ex”, qualche frase “sofferente” seminata qua e là sull’amore che finisce. E quella passione per i motorini.
Mirko Fiorini, il 21enne grossetano finito in carcere col sospetto d’omicidio, è conosciuto da tanti, a Grosseto. Se lo ricordano bene gli ex vicini di casa del quartiere dell’Alberino, che oggi non credono a quel che è successo. Figlio di Marco Fiorini e Fulvia Corsi che vivono in via Leoncavallo, da circa due anni Mirko abitava non più con loro ma con la nonna a Barbanella. Appassionato di motorini e biciclette, tipo “carino e divertente” come lo descrive una vicina, Fiorini ha sempre avuto il vezzo di riparare i veicoli in un piccolo garage. Circa un anno fa aveva passato un piccolo guaio: si era preso una denuncia per la sparizione di un motorino che doveva riparare: un conoscente gliel’aveva affidato e il veicolo era sparito. Protagonista della sua vita, sempre un motorino (di colore viola) affiora qua e là nel suo profilo Fb. Ed è un motorino (appartenente a un suo familiare) che viene scoperto dai carabinieri abbandonato nel campo dell’omicidio.
Per questa sua passione si è sempre fatto notare; fin da quando - ragazzino - Mirko abitava in via Leoncavallo. Anna, una signora di 70 anni che lo ha visto crescere in zona, lo ricorda con affetto e stupore, senza credere al suo presunto coinvolgimento nell’omicidio.
«Sono dispiaciuta che sia finito in carcere», dice. E quando parla le si illuminano gli occhi. «È sempre stato tanto bellino - dice - Un bel visino, begli occhi, bella espressione; un tipo vivace, uno scavezzacollino che quando era piccolo giocava qui davanti». Faceva le medie in via Garigliano, «poi da grande l’ho perso di vista, è andato a stare dalla nonna». Su tutta questa storia, conclude la vicina con rammarico, «non riesco a vederlo come un ragazzo cattivo e violento. Mi dispiace tanto che sia successo questo: siamo mamme. Cosa ne penso? Che se è successa davvero questa cosa vuol dire che ha ricevuto uno sgarbo...». (el. gi)
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